Il fabbisogno di colf e badanti corre più veloce della programmazione degli ingressi extra-UE: nel 2029 l’Italia avrà bisogno di almeno 2 milioni e 211mila lavoratori domestici, in larga parte stranieri e soprattutto extracomunitari. La stima arriva dal Rapporto 2026 Family (Net) Work, commissionato da Assindatcolf al Centro Studi e Ricerche IDOS, e porta il tema dell’assistenza familiare oltre la cronaca delle quote nel Decreto Flussi.
Domanda di colf e badanti verso quota 2,2 milioni
Secondo le stime del rapporto, nel 2029 serviranno quasi 1 milione e 68mila badanti, di cui 784mila straniere, pari al 73,4% del totale. Alla cura della persona si affiancherà la domanda di lavoro domestico per la casa: le colf necessarie saranno 1 milione e 144mila, di cui 742mila straniere, con un’incidenza del 64,8%.
La somma delle due componenti porta il fabbisogno complessivo a 2 milioni e 211mila lavoratori domestici. Nel triennio 2027-2029 l’aumento atteso è di quasi 122mila unità, pari a 40.522 lavoratori in più ogni anno: 7.440 italiani e circa 33mila stranieri, di cui 24mila extra UE.
Il dato segnala una crescita stabile della domanda familiare di cura, con un ruolo sempre più ampio per il personale straniero. La dinamica riguarda sia l’assistenza agli anziani sia il supporto domestico ordinario, due ambiti che si intrecciano nelle famiglie con over 65 fragili, nuclei ridotti e maggiore difficoltà a coprire i bisogni quotidiani attraverso la rete parentale.
Il fabbisogno spinge sulle quote extra-UE
La stima dei circa 24mila lavoratori extra UE necessari ogni anno apre il confronto sulla prossima programmazione dei flussi. Il Decreto Flussi oggi copre il triennio 2026-2028 e prevede finestre dedicate anche all’assistenza familiare, come già avvenuto per il Decreto Flussi per colf e badanti.
Nel 2026 il Ministero del Lavoro ha attribuito 13.600 quote per ingressi legati al lavoro subordinato nel settore dell’assistenza familiare, distribuite su base territoriale in proporzione alle domande presentate. Accanto al canale ordinario resta il canale extra quota per l’assistenza familiare e sociosanitaria, fissato a 10mila ingressi annui dal 2025 al 2028 per lavoratori destinati a disabili, grandi anziani e bambini fino a 6 anni.
Il nuovo rapporto guarda già oltre questo orizzonte. La domanda attesa per il 2029 supera infatti la logica della singola finestra annuale e porta al centro la continuità degli ingressi regolari, con famiglie che cercano assistenza stabile e lavoratori del comparto che invecchiano a loro volta.
Più anziani e meno lavoratori attivi trainano la domanda
La crescita del lavoro domestico si inserisce in una trasformazione demografica netta. Alla fine del 2026, secondo il report, su 15 milioni di persone con più di 65 anni, circa 2,2 milioni avranno bisogno di aiuto; il 43,6% riceverà assistenza a pagamento, pari a 958mila persone.
La spinta arriva dall’allungamento della vita media e dalla riduzione della popolazione in età attiva. La speranza di vita è ormai tra le più alte in Europa e le proiezioni Istat indicano per il 2050 un aumento fino a 84,3 anni per gli uomini e 87,8 anni per le donne, mentre la quota di popolazione tra 15 e 64 anni è destinata a scendere dal 63,5% del 2024 al 54,3%.Il risultato è un mercato in cui cresce la domanda di assistenza mentre si restringe la platea di persone disponibili a svolgere questi lavori.
Il ricambio delle badanti anziane
La stessa presenza straniera, che per anni ha sostenuto il comparto, si trova adesso a un bivio: la quota di over 65 sul totale della popolazione straniera arriva al 6,9%. Il rapporto aggiunge un elemento ulteriore, legato all’età delle lavoratrici già impiegate nelle attività di cura. Tra le badanti donne con più di 65 anni, la quota è salita al 16% nel 2024. Il dato indica un ricambio sempre più ravvicinato: una parte crescente delle assistenti familiari si avvicina a un’età in cui può venire meno la disponibilità a lavorare, co la necessità per le famiglie di trovare nuove figure.
La criticità è più forte nelle aree dove il bisogno di assistenza risulta alto e la presenza di lavoratori domestici è meno concentrata. Il rapporto segnala infatti una distribuzione non allineata tra domanda e offerta: la presenza di badanti è più alta in molte aree del Centro-Nord, mentre in Campania, Sicilia e Calabria la concentrazione si ferma intorno al 32%.
Famiglie, costi e lavoro regolare: il banco di prova
Per le famiglie datrici di lavoro domestico, la questione dei flussi si somma al costo dell’assistenza e alla regolarità dei rapporti. Gli aggiornamenti su minimi retributivi e contributi incidono già sui bilanci familiari, con versamenti trimestrali e importi calcolati sulle tabelle INPS aggiornate per il pagamento dei contributi per colf e badanti.
Il peso fiscale resta altrettanto rilevante. Le famiglie possono dedurre i contributi previdenziali e assistenziali versati per colf, badanti e altri lavoratori domestici entro il limite previsto, mentre la detrazione del 19% riguarda le spese di assistenza personale per persone non autosufficienti in presenza dei requisiti richiesti.
Il fabbisogno stimato per il 2029 indica quindi una pressione destinata a crescere su tre fronti: ingressi regolari di lavoratori extra UE, sostenibilità economica per le famiglie e capacità del sistema di assistenza domestica di trattenere personale qualificato. Senza una programmazione coerente con l’invecchiamento della popolazione, il lavoro di cura rischia di diventare il collo di bottiglia del welfare familiare italiano.