Riforma Pensioni: braccio di ferro tra Governo e Sindacati su TFR, uscita anticipata e Opzione Donna

di Anna Fabi

26 Agosto 2025 12:13

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Pensioni 2026, uscita a 64 anni con 25 anni di contributi e ricorso al TFR per l'importo soglia: la Cgil attacca Durigon: “si colpiscono i lavoratori”.

Il tema delle pensioni torna al centro del dibattito politico ed economico. Il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, ha annunciato l’imminente presentazione di una proposta che mira ad ampliare le possibilità di pensionamento anticipato, introducendo una nuova forma di flessibilità in uscita a 64 anni ma la Cgil parla di “presa in giro” e denuncia l’ennesimo aggravio a carico dei lavoratori.

Riforma Pensioni: scontro su uscita a 64 anni

, il Governo ha aperto il cantiere della riforma pensioni e sta studiando un nuovo canale di flessibilità in uscita per consentire la pensione anticipata ricorrendo al Trattamento di Fine Rapporto accantonato dai lavoratori perfezionare i requisiti economici. In parole semplici, in vista della Manovra 2026, per la pensione anticipata a 64 anni con 25 anni di contributi la proposta sul tavolo è quella di usare il TFR come rendita integrativa ai fini dell’importo soglia minimo da maturare per poter ottenere la pensione.

Nell’ottica del Governo, questa riforma renderebbe superflua la proroga di Quota 103, considerata ormai superata.

Diversa la posizione sull’Opzione Donna, che secondo Durigon andrebbe invece mantenuta e rafforzata, per dare risposte alle lavoratrici penalizzate da carriere discontinue e responsabilità familiari.

La proposta di Governo: pensione anticipata usando il TFR

L’idea di Claudio Durigon, rilanciata dal Meeting di Rimini e sostenuta dalla Lega, prevede la possibilità di andare in pensione a 64 anni con almeno 25 anni di contributi, estendendo il meccanismo oggi riservato ai soli lavoratori nel sistema contributivo puro (dal 1996) anche a chi rientra nel sistema misto. L’uscita sarebbe volontaria e interamente ricalcolata con il metodo contributivo.

La vera novità riguarda il Trattamento di Fine Rapporto: i lavoratori potrebbero scegliere di trasformare il TFR in una rendita integrativa da far confluire all’INPS, così da raggiungere il requisito minimo di assegno (il cosiddetto importo soglia), pari a tre volte l’assegno sociale (circa 1.616 euro mensili). Secondo Durigon, la misura alleggerirebbe la spesa complessiva dell’istituto, riducendo la necessità di liquidare somme immediate da 50-70 mila euro e spalmandole invece in un incremento progressivo degli assegni.

La reazione della Cgil: “un muro invalicabile”

Durissima la replica della Cgil. Lara Ghiglione, segretaria confederale, ha definito “profondamente sbagliata” l’ipotesi di utilizzare il TFR per finanziare la pensione anticipata:

Il TFR è salario differito, non un fondo da usare a piacimento. Così si farebbe pagare ai lavoratori il costo della flessibilità in uscita.

La sindacalista ha ricordato che, nonostante le promesse di superare la legge Fornero, la soglia economica per l’anticipo pensionistico è stata progressivamente innalzata: da 2,8 volte l’assegno sociale (circa 1.300 euro) nel 2022, a tre volte (1.616 euro) oggi, fino a 3,2 volte ossia oltre 1.700 euro dal 2030. Un incremento di oltre 400 euro che, secondo la Cgil, “cancella di fatto ogni reale possibilità di pensionamento a 64 anni per chi ha carriere povere e discontinue”.

Opzione Donna e le promesse mancate

Particolarmente duro il giudizio sul destino di Opzione Donna. “Dopo aver ristretto la platea delle beneficiarie a poche unità, ora si annuncia un rilancio come se fosse una conquista – ha affermato Ghiglione –. Ma le lavoratrici sanno bene che le promesse sono state tradite e le tutele cancellate”.

Un confronto che pesa sulla Manovra 2026

La partita sulle pensioni si intreccia con quella della prossima Legge di Bilancio. Da un lato il Governo cerca di introdurre nuovi strumenti di flessibilità limitando l’impatto sulla spesa pubblica; dall’altro i sindacati denunciano un progressivo irrigidimento delle regole che rischia di escludere chi ha percorsi lavorativi fragili.

Il confronto si annuncia serrato e potrebbe diventare uno dei temi centrali del tavolo economico autunnale. La proposta di pensione anticipata a 64 anni con 25 anni di contributi e l’uso del TFR come integrazione ne sarà senza dubbio uno dei protagonisti.