Tratto dallo speciale:

Pensione donne, chi può uscire prima e con quali requisiti

di Anna Fabi

9 Settembre 2026 10:37

logo PMI+ logo PMI+
Anticipata ordinaria, uscita a 64 anni, vecchiaia scontata per le madri, APE Sociale e Opzione Donna per chi ha già i requisiti: le corsie per le lavoratrici

La pensione delle donne segue le regole generali ma con alcune deroghe che alleggeriscono i requisiti in base alla carriera contributiva e al numero di figli. Le formule di uscita a disposizione delle lavoratrici sono cinque: la pensione anticipata ordinaria, con un anno di contributi in meno; l’uscita a 64 anni per chi ha iniziato a versare dal 1996, la pensione di vecchiaia con lo sconto sui requisiti spettante alle madri nel sistema contributivo; l’APE Sociale per chi rientra in condizione di svantaggio; l’Opzione Donna con i requisiti antecedenti alla mancata proroga. Quale strada sia percorribile dipende dalla data del primo versamento, dai figli e dall’eventuale appartenenza a una categoria tutelata.

In sintesi:

  • la pensione anticipata ordinaria richiede alle donne un anno di contributi in meno rispetto agli uomini;
  • l’uscita a 64 anni è riservata alle contributive pure e impone soglie di assegno ridotte alle lavoratrici madri;
  • le madri nel contributivo escono con la pensione di vecchiaia scontata di 4 mesi per ogni figlio (16 mesi massimo);
  • l’APE Sociale riduce il requisito contributivo di un anno per ogni figlio, fino a due anni;
  • Opzione Donna non è stata prorogata ma il diritto già maturato è esercitabile senza limiti di tempo;
  • dal 2027 riprendono gli adeguamenti alla speranza di vita su vecchiaia e anticipata.

Pensione anticipata donne con 41 anni e 10 mesi di contributi

Alle lavoratrici che possono contare su una contribuzione continua spetta l’unica agevolazione riconosciuta a prescindere dai figli e dalle condizioni personali. La pensione anticipata ordinaria chiede nel 2026 41 anni e 10 mesi di contributi contro i 42 anni e 10 mesi richiesti agli uomini, ai sensi dell’art. 24, comma 10, del D.L. n. 201/2011. Non è previsto alcun requisito anagrafico, quindi l’uscita può avvenire anche prima dei sessant’anni se la carriera è iniziata presto. Tra la maturazione del requisito e il primo assegno si applica una finestra mobile di tre mesi.

L’accesso effettivo dipende però da una continuità difficile da raggiungere: la durata della vita lavorativa attesa per le italiane si ferma a 28,4 anni contro i 37,5 della media europea.

Le donne nate intorno al 1975 sono la prima generazione interamente contributiva e sommano alle carriere frammentate le soglie di importo introdotte dopo il 1995, per cui la loro data di uscita dipende meno dall’età e più dal montante accumulato: è il punto in cui il divario pensionistico di genere smette di essere una statistica e diventa un anno in più di lavoro.

Pensione anticipata contributiva a 64 anni

Le lavoratrici prive di qualsiasi versamento anteriore al 1° gennaio 1996 accedono alla pensione anticipata contributiva a 64 anni con almeno 20 anni di contributi. La condizione che seleziona davvero la platea riguarda l’importo: l’assegno maturato deve raggiungere tre volte l’assegno sociale, rivalutato per il 2026 a 546,24 euro dalla Circolare INPS n. 1 del 2 gennaio 2026.

Per le madri i moltiplicatori scendono a 2,8 volte con un figlio e a 2,6 volte con due o più, secondo l’art. 1, comma 125, della L. n. 213/2023: la pensione anticipata per donne con figli si apre quindi con 1.529,47 euro lordi mensili di assegno maturato con un figlio e con 1.420,22 euro con due o più, contro i 1.638,72 euro richiesti alle altre. La Legge di Bilancio 2026 ha soppresso la possibilità di sommare la rendita della previdenza complementare per centrare la soglia, che va raggiunta con il solo assegno INPS.

Pensione di vecchiaia scontata di 16 mesi per le madri

Le lavoratrici la cui pensione è calcolata interamente con il sistema contributivo accedono alla pensione di vecchiaia con un requisito anagrafico ridotto di quattro mesi per ogni figlio, fino a 16 mesi complessivi in presenza di quattro o più figli: l’uscita scende a 66 anni e 8 mesi con un figlio e a 65 anni e 8 mesi con quattro, mentre i 20 anni di contributi richiesti dalla vecchiaia non subiscono riduzioni.

La base normativa è l’art. 1, comma 40, lettera c), della L. n. 335/1995, nella formulazione modificata dalla L. n. 207/2024. In alternativa all’anticipo la lavoratrice può chiedere un coefficiente di trasformazione maggiorato di un anno con uno o due figli e di due anni con tre o più, uscendo all’età ordinaria con un assegno più alto.

Il maggior numero di benefici perduti nasce dalla procedura. L’INPS ha chiarito con la Circolare n. 53 del 5 marzo 2025 e con il Messaggio n. 2124 del 26 giugno 2026 che l’agevolazione deve essere richiesta in sede di domanda di pensione e non viene attribuita d’ufficio. Il caso più delicato riguarda le titolari di assegno ordinario di invalidità, che viene trasformato automaticamente in pensione di vecchiaia: qui l’istanza va presentata entro il mese precedente la decorrenza calcolata senza il beneficio, altrimenti l’anticipo si perde.

La scelta tra sconto anagrafico e coefficiente maggiorato dipende dal montante individuale e va simulata caso per caso con il calcolo della pensione, perché a montanti bassi il coefficiente rende meno dei mesi guadagnati.

APE Sociale per caregiver, invalide e disoccupate

Le lavoratrici che rientrano in una condizione di svantaggio documentata dispongono di un canale dedicato. L’APE Sociale richiede 63 anni e 5 mesi di età e un’anzianità compresa tra 30 e 36 anni secondo la categoria: disoccupate al termine dell’ammortizzatore, invalide civili almeno al 74%, caregiver di un familiare convivente con handicap grave, addette a lavori gravosi. Alle madri spetta la riduzione contributiva di un anno per figlio fino a due, che porta una disoccupata con due figli a 28 anni di versamenti. L’indennità non è cumulabile con redditi da lavoro dipendente o autonomo, salvo lavoro occasionale entro 5.000 euro lordi annui, e le finestre di presentazione della domanda per il 2026 scadono il 31 marzo, il 15 luglio e il 30 novembre.

Opzione Donna con i requisiti già maturati

La mancata proroga di una misura non travolge le posizioni già perfezionate, per effetto del principio di cristallizzazione confermato dalla Circolare INPS n. 19 del 25 febbraio 2026. Vale per l’Opzione Donna, che le lavoratrici in possesso dei requisiti entro dicembre 2024 possono richiedere in qualsiasi momento successivo, accettando il ricalcolo integrale dell’assegno con il metodo contributivo. Le scadenze rilevanti non sono una sola e cambia con esse anche l’obbligo di rientrare in una categoria tutelata, che nella versione più risalente della misura non è richiesto.

Lo stesso principio governa la Quota 103, accessibile a chi aveva 62 anni di età e 41 anni di contributi entro il 31 dicembre 2025, con tetto pari a quattro volte il minimo INPS fino alla vecchiaia e finestre di sette mesi per le dipendenti private e di nove per le pubbliche.

Alle lavoratrici escluse da entrambe le platee la flessibilità in uscita riconosce ancora l’APE Sociale, la pensione precoci, quella per lavori usuranti e l’anticipata contributiva.

Pensione Scuola con decorrenza al 1° settembre

Nel comparto pubblico i requisiti di diritto coincidono con quelli del settore privato, mentre cambia il momento in cui la pensione decorre. Per il personale della Scuola a tempo indeterminato la cessazione dal servizio produce effetto dal 1° settembre, anche quando i requisiti maturano entro il 31 dicembre dello stesso anno, secondo l’art. 59, comma 9, della L. n. 449/1997: chi perfeziona il diritto in autunno attende quindi l’inizio dell’anno scolastico successivo. Le domande di cessazione si presentano attraverso la procedura telematica del Ministero entro i termini fissati ogni anno per circolare. È una regola che riguarda in prevalenza le lavoratrici, data la composizione del comparto, e incide sulla data di uscita più dei requisiti stessi.

Requisiti pensione 2027-2028 con adeguamenti alla speranza di vita

Chi non matura il diritto nell’immediato deve mettere in conto la ripresa degli adeguamenti alla speranza di vita, reintrodotti in forma graduale dalla Legge di Bilancio 2026 con le tabelle della Circolare INPS n. 28 del 16 marzo 2026. La vecchiaia sale a 67 anni e un mese nel 2027 e a 67 anni e tre mesi dal 2028, mentre l’anticipata ordinaria per le donne passa a 41 anni e 11 mesi nel 2027 e a 42 anni e un mese dal 2028. Alcune mansioni gravose e usuranti sono escluse dall’adeguamento e conservano i requisiti attuali.

Lo scatto incide anche su chi ha quasi completato il percorso, perché la finestra mobile può spostare la prima rata all’anno successivo e quindi su coefficienti di trasformazione meno favorevoli. Chi matura il requisito a ridosso della fine dell’anno ha interesse a verificare la data effettiva di decorrenza prima di rassegnare le dimissioni.

Pensioni flessibili senza corsie preferenziali per le donne

Per le lavoratrici che non rientrano in nessuno dei canali preferenziali il riferimentoprincipale  resta la pensione di vecchiaia, che richiede 20 anni di contributi e l’età anagrafica in vigore nell’anno di maturazione. Prima di attendere quella soglia entrano in gioco altre tre vie che non distinguono per genere: la pensione precoci per chi ha almeno dodici mesi di contribuzione effettiva versata prima dei diciannove anni e rientra in una categoria tutelata, quella per lavori usuranti, e l’anticipata per invalidità pari o superiore all’80%, riservata alle dipendenti private con diritto a 56 anni e finestra di dodici mesi.

Chi non raggiunge i venti anni di versamenti si muove invece su un binario assistenziale, dove il riferimento è l’assegno sociale e, per chi ha svolto lavoro di cura non retribuito, il Fondo Casalinghe.

Le donne nate intorno al 1975 sono la prima generazione interamente contributiva e sommano alle carriere frammentate le soglie di importo introdotte dopo il 1995, per cui la loro data di uscita dipende meno dall’età e più dal montante accumulato: è il punto in cui il divario pensionistico di genere smette di essere una statistica e diventa un anno in più di lavoro.

Le ipotesi di riforma pensioni in Manovra 2027

Sul tavolo della prossima Legge di Bilancio ci sono proposte che toccherebbero da vicino le lavoratrici, nessuna delle quali ha finora assunto la forma di un testo depositato. La riforma pensioni discussa dalle forze di maggioranza ruota attorno a due ipotesi: l’estensione dell’uscita a 64 anni anche a chi ha contributi anteriori al 1996, in cambio del ricalcolo interamente contributivo dell’assegno, e una Quota 41 flessibile con una penalizzazione del 2% per ogni anno di anticipo rispetto alla vecchiaia. La prima interesserebbe in particolare le lavoratrici oggi escluse dalla contributiva per la presenza di versamenti pre 1996; la seconda resterebbe fuori portata per chi non arriva ai 41 anni di anzianità. Accanto a queste circola l’ipotesi di correttivi sugli automatismi legati alla speranza di vita.

Fino all’approvazione della manovra il diritto alla pensione matura sui requisiti già in vigore, e su quelli vanno fatti i conti: le alternative alla Legge Fornero praticabili oggi sono quelle descritte in questa guida, mentre le proposte in discussione diventeranno rilevanti solo se e quando entreranno in un testo di legge.