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Contributi prescritti e rendita vitalizia per la pensione: requisiti e domanda

di Redazione PMI.it

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Valorizzazione di periodi assicurativi con contribuzione prescritta: rendita vitalizia nel privato e proroga per le Pubbliche Amministrazioni.

I periodi di contribuzione caduti in prescrizione e relativi a prestazioni di lavoro nel settore privato non possono più essere regolarizzati pertanto, per renderli utili in casse pensionistiche – anche ex INPDAP (CTPS, CPDEL, CPI, CPS e CPUG) – è necessario costituire una rendita vitalizia, versando il relativo onere economico di riscatto. Le istruzioni per la valorizzazione dei periodi relativi alla contribuzione prescritta e le modalità di applicazione della rendita vitalizia di cui all’articolo 13 della legge 12 agosto 1962, n. 1338, sono contenute in via generale nella Circolare INPS n.25/2020,con successivi provvedimenti per alcuni casi specifici.

Opzione di rendita vitalizia

Sono riscattabili (anche in via parziale) i periodi di lavoro per i quali non è stata versata la contribuzione e questa non può più essere versata per il decorso della prescrizione. La costituzione della rendita vitalizia o riscatto può essere richiesta:

  • dal datore di lavoro che ha omesso il versamento dei contributi e intende mettersi in regola;
  • dal lavoratore anche nel caso in cui presti ancora attività lavorativa o abbia già ottenuto la pensione;
  • dai superstiti del lavoratore.

Negli ultimi due casi, per ottenere la rendita, si dovrà provare l’esistenza del rapporto di lavoro stesso, la sua durata e la continuità della prestazione (si veda la Circolare INPS 78/2019). La durata, la continuità della prestazione e l’ammontare della retribuzione possono essere provati con mezzi anche verbali.  Per gli importi contributivi omessi, invece, si deve ricorrere a documenti certi come buste paga, libretti di lavoro, lettere di assunzione o di licenziamento, benserviti, libri paga e matricola o altri documenti attinenti al rapporto di lavoro ), prodotti anche in copia autenticata.

La facoltà di riscatto, inizialmente prevista solo per rapporti di lavoro di natura subordinata, oggi è riconosciuta anche in favore di: familiari coadiuvanti e coadiutori dei titolari di imprese artigiane e commerciali; collaboratori del nucleo diretto coltivatore diverso dal titolare; iscritti alla Gestione Separata senza obbligo di versamento diretto della contribuzione, essendo la propria quota trattenuta e versata dal committente/associante.

=> Costituzione rendita vitalizia e prescrizione contributi

Onere di riscatto per la rendita vitalizia

Il calcolo dell’onere di riscatto è determinato con le norme che disciplinano la liquidazione della pensione, con sistema retributivo o contributivo, in base alla collocazione temporale dei periodi da riscattare, anche ai fini del computo delle anzianità. Nel provvedimento di accoglimento della richiesta di riscatto per rendita vitalizia, notificato tramite raccomandata, sono indicate le modalità per il pagamento e i termini per effettuare il versamento.

Domanda di rendita vitalizia

La domanda si presenta direttamente, da parte del lavoratore o del datore di lavoro che ha omesso il versamento. I periodi o le differenze retributive così valorizzati saranno utili sia ai fini del diritto alla prestazione sia ai fini della misura.

Se la domanda è presentata dal lavoratore, esiste una procedura telematica specifica, accessibile dal nuovo portale per la presentazione telematica delle domande di riscatto ai fini pensionistici e di ricongiunzione di periodi contributivi. In alternativa, ci si rivolge al Contact Center multicanale da telefono fisso (numero verde 803 164) o cellulare (06 164164, a pagamento) oppure a patronati e intermediari, anche senza credenziali.  Se il richiedente è il datore di lavoro, la domanda deve essere presentata all’INPS con il modulo Rend. Vit. Riv. COD. AP81 o, in alternativa, tramite enti di patronato.

Contributi omessi nella PA

Nel settore pubblico, invece, ricordiamo che è stata stabilita una proroga fino al 31 dicembre 2021 per le pubbliche amministrazioni, che potranno quindi regolarizzare i versamenti omessi entro quella data per i periodi retributivi fino al 2015 di pertinenza di tutte le casse pensionistiche ex INPDAP, inclusa la CPI, compresi i contributi dovuti per le prestazioni di fine servizio.