Ferie non godute in scadenza a giugno

di Redazione PMI.it

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Ferie arretrate in scadenza a giugno: cosa prevede la legge in caso di Cig e come funziona la decadenza dei giorni di riposo spettanti e non utilizzati.

I giorni di ferie non godute arretrate vanno recuperate entro una determinata scadenza, altrimenti si rischia di perderle. In particolare, entro il 30 giugno 2021 vanno utilizzate le ferie maturate nel 2019 e rimaste inutilizzate. Quest’anno, ormai il secondo segnato dall’emergenza Coronavirus, il ricorso alle ferie arretrate è stato inferiore al 2020, quando soprattutto nelle prime settimane di crisi, prima di poter utilizzare la cassa integrazione con causale Covid, molti datori di lavoro si sono visti costretti a concordare un notevole utilizzo (e spesso anticipo) delle ferie. Nel 2021 la situazione si è normalizzata, anzi: con il ricorso massiccio alla cassa integrazione, i lavoratori hanno accumulato settimane e settimane di ferie, che però vanno smaltite per non essere perse (almeno quelle maturate 18 mesi prima).

Obblighi del datore di lavoro e Cig

Se il lavoratore è posto in cassa integrazione a zero ore, il diritto al godimento nell’anno di almeno due settimane di ferie assume contorni più sfumati, ma nel caso di cig con orario ridotto (e quindi con attività lavorativa non del tutto sospesa), il differimento delle ferie maturate non è ammissibile.  Tuttavia, in caso di cassa integrazione, l’INPS dispone la sospensione del calcolo dei 18 mesi entro cui deve avvenire il pagamento dei contributi delle ferie non godute. Vi sono casi in cui l’azienda ha disposto la cassa integrazione senza però valutare tali scadenze. O la richiesta esplicita del lavoratore. In generale, nel caso in cui il datore di lavoro si opponga alla fruizione di tali ferie arretrate sarà passibile di sanzioni amministrative da 100 a 600 euro, oltre a dover versare i relativi contributi entro il 20 agosto. Obbligo contributivo esteso anche ai permessi per ex festività e per riduzione di orario non goduti.

=> Guida alle ferie aziendali: maturazione e retribuzione

Ferie non godute: scadenze e indennità

L’articolo 10 del D.Lgs n. 66/2003, attuativo delle direttive 93/104/CE e 2000/34/CE sull’organizzazione dell’orario di lavoro, prevede per tutti i lavoratori il diritto ad un periodo di ferie retribuite non inferiore ad un minimo di 4 settimane l’anno da utilizzare nel seguente modo:

  • 2 settimane nel corso dell’anno di maturazione;
  • 2 settimane entro i 18 mesi successivi al termine dell’anno di maturazione.

Questo significa che entro il 30 giugno 2020 dovranno essere godute le ferie maturate nel 2018, mentre entro il prossimo anno (30 giugno 2021) andranno utilizzate le eccedenti 2 settimane maturate nel 2019. E questo principio è valido anche con riferimento al periodo minimo legale, pari a quattro settimane di ferie retribuite. Questo diritto, irrinunciabile e non monetizzabile se non a fine rapporto di lavoro, si perde qualora sia il dipendente a non richiederle nonostante i solleciti del datore di lavoro a farlo. Non solo: se il datore di lavoro invita il dipendente ad utilizzare le ferie ma il lavoratore non ne fruisce, al momento di della cessazione del rapporto di lavoro si può perdere il diritto all’indennità sostitutiva. Principio che si applica sia in caso di occupazione nel settore pubblico (con ulteriori regole) sia in quello privato.