Transizione 5.0: nel DL Fiscale credito ridotto al 35%, taglio Rinnovabili

di Anna Fabi

30 Marzo 2026 09:00

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Il DL 38/2026 riconosce agli esodati del bonus Transizione 5.0 solo il 35% del credito prenotato dal 7 novembre 2025. Le reazioni delle imprese.

Il nuovo Decreto Fiscale 2026, approvato il 27 marzo in Consiglio dei Ministri, ha riservato una sorpresa amara alle imprese in lista d’attesa per il credito d’imposta Transizione 5.0. L’articolo 8 del DL n. 38/2026 riconosce a queste aziende solo il 35% del credito d’imposta originariamente prenotato, con esclusione degli investimenti in fonti rinnovabili.

Il Governo utilizza 537 dei 1.300 milioni stanziati in Legge di Bilancio, rinunciando ai restanti 763 milioni. La misura, in vigore dal 28 marzo, ha scatenato reazioni durissime da Confindustria, Confartigianato e AssoESCo, che parlano di taglio retroattivo lesivo del principio del legittimo affidamento.

Chi sono gli “esodati” di Transizione 5.0

Il Piano Transizione 5.0 (art. 38 del D.L. 19/2024) era il principale strumento di incentivo agli investimenti produttivi per il biennio 2024-2025: un credito d’imposta dal 35% al 45% su macchinari e software digitali, condizionato al conseguimento di un risparmio energetico minimo del 3% sulla struttura produttiva o del 5% sul singolo processo. Il 6 novembre 2025 il MIMIT aveva però dichiarato l’esaurimento anticipato delle risorse disponibili ma, dal giorno successivo, la imprese potevano comunque presentare comunicazioni di prenotazione, ottenendo ricevuta valida: la procedura era esplicitamente prevista dalla normativa, con la prospettiva che nuovi fondi avrebbero coperto le domande in coda secondo l’ordine di arrivo.

Per le imprese che hanno prenotato dal 7 novembre 2025 in poi — ottenendo la validazione tecnica del GSE e complendo quindi gli investimenti — la Legge di Bilancio 2026 aveva stanziato 1,3 miliardi; con il decreto fiscale del 27 marzo sono state sbloccate le modalità di liquidazione ma con l’amara sorpresa del taglio retroattivo.

DL Fiscale, taglio sul credito per i beni strumentali

L’articolo 8 del D.L. n. 38/2026 riconosce a questi “esodati” un contributo sotto forma di credito d’imposta pari al 35% dell’importo richiesto nelle comunicazioni di prenotazione, calcolato esclusivamente sugli investimenti in beni strumentali degli allegati A e B alla legge 232/2016, aumentato delle spese sostenute per gli obblighi di certificazione. Sono esclusi gli investimenti in fonti di energia rinnovabile, compreso il fotovoltaico ad alta efficienza iscritto nel registro ENEA.

Il tetto di spesa complessivo è fissato a 537 milioni di euro per il 2026. Entro il 30 aprile 2026 il GSE comunicherà a ciascuna impresa il credito d’imposta utilizzabile, dandone preventiva comunicazione all’Agenzia delle Entrate. Le aziende potranno procedere alla compensazione in F24 entro il 31 dicembre 2026, trascorsi cinque giorni dalla comunicazione.

Il 35% vale ancora meno di quanto sembra

Il meccanismo del taglio è più penalizzante di quanto la cifra del 35% suggerisca, perché si applica su un credito che era già una percentuale dell’investimento. Ne risulta un beneficio effettivo sull’investimento molto inferiore a quello originariamente atteso:

  • un’impresa con aliquota originaria al 45% su un milione di euro di beni strumentali aveva maturato un credito di 450.000 euro; con il taglio al 35% riceverà 157.500 euro, pari al 15,75% dell’investimento;
  • un’impresa con aliquota al 35% sullo stesso importo aveva maturato 350.000 euro; ne riceverà 122.500 euro, pari al 12,25% dell’investimento;
  • il risparmio per le casse pubbliche rispetto all’impegno originario è di 763 milioni di euro, cioè la differenza tra i 1.300 milioni stanziati e i 537 effettivamente utilizzati.

Penalizzazione per chi ha investito in Rinnovabili

La misura colpisce in modo particolarmente duro le imprese che, accedendo al Piano 5.0, avevano investito anche in impianti fotovoltaici ad alta efficienza — gli stessi che le istituzioni avevano esplicitamente promosso come componente trainata del credito d’imposta. Il decreto esclude dal conteggio del 35% tutti gli investimenti in fonti di energia rinnovabile, in particolare i moduli fotovoltaici a più elevata efficienza iscritti nel registro ENEA.

Queste imprese si trovano quindi con una doppia penalizzazione: subiscono il taglio del 65% sul credito per i beni strumentali e non ricevono nulla sulla componente green, che in molti casi costituiva una quota rilevante del progetto complessivo.

Le reazioni, da Confindustria a Confartigianato

La risposta delle associazioni di categoria è stata compatta. Marco Nocivelli, vicepresidente di Confindustria per le politiche industriali e il Made in Italy, ha definito il decreto “molto penalizzante”, sottolineando che si tratta di una decisione “con effetti retroattivi” che “lede il principio del legittimo affidamento” e “penalizza pesantemente le imprese che hanno completato ingenti investimenti nel 2025”. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha chiesto l’apertura immediata di un tavolo, avvertendo che è a rischio la fiducia delle imprese nei confronti delle istituzioni.

Sulla stessa linea Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali di Torino: il provvedimento “determina un danno economico concreto e immediato per centinaia di imprese che hanno operato nel pieno rispetto delle regole”.

Confartigianato — che già in sede di conversione della Manovra 2026 aveva segnalato le risorse insufficienti per coprire l’overbooking di Transizione 5.0 — ha rinnovato le critiche, sottolineando l’impatto sulle piccole imprese con minore capacità finanziaria. Dura anche AssoESCo, associazione delle Energy Service Company: il presidente Giacomo Cantarella ha comunicato di aver scritto alla Presidenza del Consiglio e al MEF chiedendo un “intervento correttivo urgente”, denunciando che la misura “colpisce direttamente la fiducia delle imprese nella capacità del Paese di accompagnarle lungo la transizione energetica e digitale”.

La risposta di Giorgetti: vincoli di bilancio e priorità da ridefinire

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenendo al Workshop Finanza del Forum Teha a Cernobbio il 28 marzo, ha difeso la scelta invocando uno shock esterno imprevisto — il blocco dello Stretto di Hormuz — che impone di riorientare le priorità di spesa. La logica espressa è quella della scarsità di risorse: i 1,3 miliardi stanziati in Legge di Bilancio per gli esodati 5.0 possono servire anche per sostenere le imprese energivore, le aziende di trasporto o per finanziare tagli alle accise sui carburanti.

Il Governo, ha detto Giorgetti, ha scelto di garantire “un minimo di garanzia per agevolazioni paragonabili alla vecchia 4.0” restando in ascolto delle categorie per capire “quali sono le emergenze e le priorità”. L’apertura al confronto è dunque esplicita, ma arriva dopo che il decreto è già in vigore.

Cosa succede ora

Il Governo ha convocato per mercoledì 1° aprile un tavolo di confronto con le categorie produttive per valutare risorse aggiuntive in sede di conversione del decreto, che dovrà concludersi entro 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Le imprese e le loro associazioni punteranno a ottenere un aumento della dotazione, che consenta di avvicinarsi alla copertura integrale del credito originariamente prenotato.

Il Governo dovrà trovare una quadra tra le richieste industriali e i vincoli di bilancio in un momento di pressione crescente sul fronte della spesa per la difesa.

Nel frattempo, per le aziende che hanno già completato gli investimenti e attendono liquidità, la finestra operativa si stringe: il GSE comunicherà gli importi entro il 30 aprile 2026, con la compensazione in F24 disponibile dai primi giorni di maggio e fino al 31 dicembre 2026.

Per chi ha investito anche in fotovoltaico, la partita sulle rinnovabili escluse resta aperta e sarà uno dei punti centrali del negoziato in Parlamento.