Dal Parlamento UE arrivano le prime contro-proposte sulla riforma degli aiuti PAC, che chiedono un argine ai tagli suggeriti e l’introduzione di nuove misure a sostegno degli agricoltori, anche attraverso semplificazioni e favorendo il rinnovamento generazionale.
Di fatto, le risorse per la Politica Agricola Comune 2028-2034, nell’ambito della proposta di Quadro Finanziario Pluriennale avanzata dalla Commissione Europea, ha lasciato tutti profondamente scontenti.
Aiuti PAC in Agricoltura: le proposte della Commissione UE
Lo scorso luglio, la Commissione Europea ha presentato la sua proposta di Politica Agricola Comune finanziata dal bilancio europeo per il periodo 2028- 2034, con una riduzione dei finanziamenti di oltre il 20% per quanto concerne gli aiuti al settore.
Non solo: i fondi non sarebbero più dedicati ma fusi assieme ad altre politiche (coesione, politiche sociali, gestione delle frontiere ecc.) nel nuovo pilastro denominato Piano di Partenariato Nazionale e Regionale, con un budget di 295 miliardi riservati alla PAC.
Nella nuova visione ogni Stato Ue potrebbe definire le proprie misure in ottica di semplificazione, con l’eliminazione dell’attuale divisione in pagamenti diretti (da Bruxelles) e sviluppo rurale (dalle Regioni) e con le condizionalità ambientali declinate dai singoli Stati membro, sulla base di obiettivi comuni a livello europeo, raccolte in un unico Piano di partenariato nazionale e regionale (NRP) sull’uso dei fondi di coesione, dei sostegni PAC e pesca, nonché dei programmi Interreg, migrazione, gestione frontaliera ecc.
Per la PAC, la Commissione Europea propone poi importi massimi sulla base delle superfici, con un tetto di 100mila euro annui ad azienda all’anno, con l’abolizione dei fondi tramite Titoli, in considerazione del passaggio al criterio della superficie. Il pagamento di base al reddito (BISS) sarebbe sostituito con il pagamento degressivo per il sostegno al reddito parametrato ad ettaro e differenziato per aree geografiche e categorie di impresa: giovani, donne, nuovi agricoltori, aziende familiari, ecc. Il sostegno degressivo sarebbe ridotto:
- del 25% tra 20mila e 50 mila euro
- del 50% tra 50mila e 75 mila euro
- del 75% oltre i 75mila euro.
Si propone l’esclusione dei pensionati dal sostegno diretto. Stop anche al pagamento diretto per i giovani ed a quello ridistributivo in considerazione del nuovo meccanismo. Di contro, si blinderebbe una parte del budget per il ricambio generazionale ma di fondo l’agricoltore attivo resterebbe l’unico ad avere diritto ai fondi.
Addio infine agli Esoschemi, fusi con altre misure agroalimentari, con un aiuto generico di 200mila euro per la transizione ecologica. Salvi invece i pagamenti accoppati e le misure settoriali.
Una serie di decisioni che hanno sollevato tutte pesanti proteste.
Le contro-proposte del Parlamento UE
È stata pertanto approvata una risoluzione non vincolante per tenere gli incentivi PAC separati da altri settori di finanziamento, puntando anche sul sostegno al reddito da erogare a tutti gli agricoltori attivi e professionali sulla base della superficie agricola coltivata. Come ha commentato la relatrice Carmen Crespo Díaz:
Non possiamo accettare tagli, né tentativi di nazionalizzare la PAC o di fondere i suoi finanziamenti con altri strumenti UE. Soprattutto, dobbiamo tutelare e garantire i pagamenti diretti agli agricoltori: essi rappresentano il fulcro del loro reddito e lo strumento più efficace per assicurare sicurezza alimentare ed equilibrio territoriale in tutta Europa.
Con l’obiettivo di semplificare la PAC, i deputati spingono piuttosto verso la riduzione degli oneri amministrativi per gli agricoltori e verso un sistema basato su incentivi per agevolare il raggiungimento di obiettivi ambientali e sociali.
Per quanto riguarda la digitalizzazione dell’agricoltura, il Parlamento focalizza l’attenzione sull’importanza dell’accesso a soluzioni innovative e digitali a supporto di quella sostenibile, anche nell’ottica di aumentare il reddito e ridurre il carico amministrativo.
L’attenzione è stata focalizzata anche sul rinnovamento generazionale nelle aziende agricole tenendo conto che il 58% degli agricoltori nella UE ha più di 55 anni e solo il 6% meno di 35.