In base al tradizionale rapporto annuale della UE sulle PMI e al rapporto Donne imprenditrici in Europa: dati, ostacoli e raccomandazioni per il sostegno, solo una su tre titolari d’impresa è donna. Malgrado la bassa crescita, le piccole e medie imprese europee confermano comunque buona resilienza con risultati positivi in termini di fatturato e di creazione di nuove aziende; emerge però una forte criticità legata al ritardo nell’adozione delle tecnologie e in particolare dell’intelligenza artificiale. Importante anche il divario di genere soprattutto nei settori STEM: le imprenditrici incontrano ostacoli lungo tutto il percorso che porta prima a formare e poi a far crescere un’azienda.
I due rapporti UE del 22 giugno 2026 fotografano luci e ombre del tessuto produttivo europeo:
- le PMI dei 27 Stati sono 34 milioni, con valore aggiunto reale +2,5%, occupazione +1% e numero imprese +1,8%;
- l’intelligenza artificiale è usata dal 55% delle grandi imprese, il 30,4% delle medie e il 17% delle piccole;
- le PMI italiane con intensità digitale di base sono al 79,5% e sopra la media UE del 71,4% ma solo il 7,3% raggiunge un’intensità molto elevata;
- il 33% dei titolari d’impresa nella UE è donna, con un potenziale stimato di 5,5 milioni in più a parità di condizioni.
Numeri e trend sulle PMI europee
Le piccole e medie imprese nei 27 Stati UE sono 34 milioni e crescono su tutti i principali indicatori economici. Il valore aggiunto reale è aumentato del 2,5%, l’occupazione dell’1% e il numero di imprese dell’1,8%. La criticità maggiore, come del resto per l’intero sistema produttivo europeo, è la produttività, in stretta connessione con il ritardo nell’adozione tecnologica.
Maturità digitale delle PMI, a che punto siamo
Le PMI italiane con almeno un livello base di intensità digitale sono il 79,5%, sopra la media UE del 71,4%, secondo la Relazione sul Decennio digitale 2026. L’obiettivo europeo è il 90% entro il 2030. Il ritardo emerge sui livelli avanzati: solo il 7,3% delle PMI italiane raggiunge un’intensità digitale molto elevata, sotto la media UE del 9,07%.
Il rapporto sulle PMI evidenzia invece i dati sull’AI: nel 2025 le tecnologie di intelligenza artificiale sono state utilizzate dal 55% delle grandi imprese contro il 30,4% delle medie imprese e il 17% delle piccole imprese. Fra le sfide più rilevanti che tutte le aziende sono chiamate ad affrontare in questi anni c’è quella delle catene del valore, in un contesto di rapidi cambiamenti tecnologici e di tensioni geopolitiche.
Imprese al femminile ancora indietro
Il 33% dei titolari d’impresa nella UE è donna, un divario che l’imprenditoria femminile sconta non solo in Italia ma nell’intera Europa. Le imprese a proprietà femminile sono concentrate in settori tradizionalmente assimilabili al lavoro di cura: servizi alla persona (69%), sanità e assistenza sociale (65%), istruzione (57%). Sottorappresentate, invece, in tutti gli altri segmenti industriali e STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica). Il gap si misura anche nelle fasi di apertura e gestione dell’impresa, come mostra il confronto fra imprenditrici e imprenditori.
| Indicatore | Donne / uomini |
|---|---|
| Attività senza dipendenti | 74% contro 66% |
| Abbandono per redditività insufficiente | 26% contro 19% |
| Ambizione di crescita | 9% contro 11% |
| Innovazione | 41% contro 44% |
| Internazionalizzazione | 29% contro 32% |
L’Unione europea stima che in condizioni di reali pari opportunità ci sarebbero 5,5 milioni di donne in più impegnate nella gestione d’impresa. Le condizioni di partenza ci sarebbero tutte, visto che le donne hanno mediamente titoli di studio più elevati rispetto ai colleghi.
Il rapporto sull’imprenditoria femminile si chiude con cinque raccomandazioni per rafforzare l’ecosistema, e non mancano le iniziative della Commissione UE a sostegno di una cultura imprenditoriale femminile più diffusa.