Le imprese puntano sull’arbitrato, domande in aumento del 47%

di Teresa Barone

19 Giugno 2026 10:01

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I dati della Camera Arbitrale di Milano segnano 198 procedimenti e 1,89 miliardi di valore in lite, con l'arbitrato internazionale in forte crescita

Le imprese ricorrono all’arbitrato più che in passato per risolvere le controversie complesse, in uno scenario segnato da instabilità economica, incertezza normativa e tensioni geopolitiche. Nel 2025 la Camera Arbitrale di Milano (CAM) ha registrato 198 nuove domande di arbitrato, il 47% in più rispetto alle 135 dell’anno precedente, per un valore complessivo delle controversie superiore a 1,89 miliardi di euro; la durata media dei procedimenti è scesa a 11,9 mesi, l’8,4% in meno.

In sintesi:

  • La CAM ha registrato nel 2025 domande di arbitrato in crescita del 47% su base annua;
  • il valore complessivo delle controversie ha superato 1,89 miliardi di euro;
  • la durata media dei procedimenti è scesa a 11,9 mesi;
  • l’arbitrato semplificato ha riguardato il 27,3% dei procedimenti;
  • il 19,2% delle controversie ha coinvolto almeno una parte straniera.

I numeri dell’arbitrato CAM

I dati del bilancio annuale della Camera Arbitrale di Milano fotografano un anno di forte espansione: 198 nuove domande di arbitrato contro le 135 del 2024, con un valore delle controversie oltre 1,89 miliardi di euro. Al netto dei casi dai valori estremi, il volume d’affari conteso è più che triplicato, da 274 a 845 milioni di euro. La durata media dei procedimenti scende a 11,9 mesi, a conferma di una macchina arbitrale più rapida.

Indicatore 2025 2024
Nuove domande di arbitrato 198 135
Valore delle controversie oltre 1,89 miliardi
Valore dei casi medi 845 milioni 274 milioni
Durata media 11,9 mesi
Arbitrato semplificato 27,3% (54 casi)
Controversie internazionali 19,2%

Arbitrato internazionale tra dazi e tensioni geopolitiche

L’arbitrato internazionale è la spinta dietro i numeri del 2025: il 19,2% delle controversie gestite dalla CAM coinvolge almeno una parte straniera. La crescita matura in un contesto di frammentazione economica, dove dazi, sanzioni e instabilità normativa moltiplicano i contenziosi tra operatori di Paesi diversi e rendono prezioso uno strumento che consente di scegliere sede e lingua del procedimento. Per le imprese esportatrici la clausola arbitrale diventa così una forma di copertura del rischio contrattuale.

Cassazione, sede dell’arbitrato all’estero per le società italiane

La spinta internazionale trova sponda anche nella giurisprudenza di legittimità. La Corte di Cassazione (Sez. I, sentenza n. 8911 del 4 aprile 2025) ha riconosciuto valida la clausola compromissoria inserita nello statuto di una società italiana che colloca all’estero la sede dell’arbitrato societario, a condizione che l’intero collegio sia nominato da un soggetto terzo estraneo alla società, come impone l’art. 34, comma 2, del d.lgs. 5/2003, oggi trasfuso nell’art. 838-bis del codice di procedura civile. Soddisfatto questo requisito, le parti possono adottare una legge processuale straniera, purché rispetti i principi del giusto processo fissati dalla Convenzione di New York del 1958. Per le società italiane con soci o partner esteri la pronuncia allarga il margine di devolvere le liti societarie a sedi arbitrali internazionali, come quella della Camera di Commercio Internazionale a Ginevra del caso deciso, senza perdere il riconoscimento del lodo in Italia.

Arbitrato semplificato, la via rapida per le imprese

L’arbitrato semplificato (novità introdotta nel 2025) ha riguardato il 27,3% dei procedimenti, con 54 casi gestiti attraverso il rito accelerato. Pensato per ottenere una decisione in media in sei mesi e con costi ridotti di circa un terzo rispetto al procedimento ordinario, intercetta la domanda di rapidità delle aziende e conferma l’arbitrato come alternativa alla giustizia ordinaria per le controversie d’impresa. È la soglia di accesso che lo rende sostenibile anche per le realtà di dimensioni minori.

I vantaggi dell’arbitrato per le imprese

Oltre alla rapidità, l’arbitrato offre alle imprese riservatezza del procedimento, la libertà di scegliere sede e lingua e arbitri con competenza specialistica nella materia del contendere, elementi assenti nel processo ordinario davanti al giudice statale. Sono leve che contano soprattutto nelle controversie internazionali, dove la prevedibilità dell’esito vale più della vicinanza del foro. Per chi valuta lo strumento rispetto alle altre procedure di risoluzione alternativa delle controversie, il quadro si completa mettendo arbitrato e mediazione a confronto.