Mediazione o arbitrato, cosa scegliere?

di Francesca Vinciarelli

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La mediazione obbligatoria permette di evitare le vie legali e ottimizzare tempi, costi e possibilità di successo, ma esiste un'altra possibilità: l'arbitrato. Cescond spiega perché sceglierlo.

Meglio la mediazione o l’arbitrato? Per Rocco Guerriero, presidente Cescond (Centro Studi Nazionale di Diritto Condominiale e Immobiliare) «l’arbitrato che è l’alternativa più economica e veloce per far pace», anche si dichiara favorevole alla mediazione.

Le liti condominiali non riguardano solo i comuni cittadini, anche gli imprenditori svolgono spesso la propria attività all’interno di condomini e si trovano quindi a dover discutere per rumori, odori molesti, uso degli spazi comuni e quant’altro.

Secondo i dati 2011 di Cescond, tra le liti pendenti, un caso su cinque riguarda il condominio. A queste il decreto Milleproroghe ha esteso la mediazione. Dalla data di entrata in vigore del decreto, il 20 marzo, anche per le liti condominiali, prima di andare in Tribunale, si dovra tentare obbligatoriamente la strada della conciliazione.

La mediazione obbligatoria rappresenta una novità importante perché «le vie legali non sempre risolvono i problemi, anzi: se la gente valutasse bene tempi, costi e possibilità di successo, difficilmente deciderebbe di imbarcarsi in un procedimento giudiziale», spiega Guerriero, «purtroppo molti credono che l’unica strada per ottenere giustizia sia quella di ricorrere in Tribunale, trascurando metodi alternativi, più rapidi e meno dispendiosi».

Però «non bisogna dimenticare che da anni esiste un altro rimedio stragiudiziale che consente di risolvere le questioni in tempi ancora più brevi, con costi certi e senza ricorrere a un giudice: l’arbitrato».

Un istituto, quello dell’arbitrato previsto dalla legislazione italiana, o meglio dal Codice di Procedura Civile, che «consente di risolvere una controversia in via definitiva, con l’emissione di un lodo» emesso da arbitri specializzati, scelti dalle parti tra esperti del settore, che però è equiparabile a una sentenza emessa da un giudice generico in Tribunale.

«Gli avvocati, a cui ci si rivolge in caso di controversia, difficilmente avvisano di questa possibilità. I motivi sono semplici: una causa in Tribunale si trascina per anni e le parcelle lievitano continuamente. Si sa sempre quando si inizia, ma mai quando si finisce. L’arbitrato, al contrario, ha tempi e costi certi, tanto che è utilizzato da società e banche, in particolare quando ci sono grandi interessi economici, basti pensare il Lodo Mondadori o la vicenda Calcioscommesse».

Si va infatti da un minimo di 60 ad un massimo di 240 giorni con costi concordati fin dall’inizio del procedimento, ben minori delle parcelle degli avvocati.

Nelle liti condominiali, l’arbitrato può essere visto come un sostituto della mediazione o come una sua integrazione: «nel caso in cui le parti non giungano a un accordo nella fase di mediazione, si rischia che dopo mesi passati a tentare la pace si debba ricominciare dalla strada “tradizionale” del tribunale. Con l’arbitrato invece si può saltare la mediazione e si arriva subito a una soluzione».

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