Giorgetti: nel DFP di aprile crescita debole, deficit incerto e nodo energia

di Anna Fabi

10 Aprile 2026 09:00

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Al Senato Giorgetti annuncia nuove stime sul Pil, lega il rallentamento alla crisi energetica e rinvia a Eurostat il nodo deficit.

Dopo l’informativa del Governo a Palazzo Madama, il question time del 9 aprile al Senato ha riportato al centro la tenuta dei conti pubblici. Giancarlo Giorgetti ha indicato che le stime sul PIL verranno aggiornate in senso più debole, ha legato l’eventuale uscita dell’Italia dalla procedura per disavanzo eccessivo alle verifiche di Eurostat attese nella terza decade di aprile e ha riaperto il dossier sul Patto di stabilità in caso di crisi energetica più lunga. Da questo incastro dipende il margine dei prossimi documenti di finanza pubblica.

Stime sul PIL al ribasso nel quadro macroeconomico

Rispondendo all’interrogazione sugli indicatori macroeconomici, il ministro dell’Economia ha escluso un deterioramento strutturale dell’economia italiana e ha attribuito il rallentamento a fattori esterni, con riferimento diretto alla crisi energetica e alle tensioni geopolitiche. Il Governo si prepara quindi ad aggiornare le previsioni nella stessa direzione già seguita dai principali previsori internazionali e nazionali. Nel passaggio più tecnico della risposta, Giorgetti ha richiamato i dati sul PIL di fine 2025: +0,3% nel quarto trimestre su base congiunturale e +0,8% su base annua, con un trascinamento statistico sul 2026 stimato in 0,31 punti percentuali. La linea del Tesoro è chiara: il rallentamento viene riconosciuto, però non viene letto come una rottura della traiettoria di fondo.

Eurostat decide su deficit e procedura UE

Il chiarimento più delicato è arrivato sul deficit. Giorgetti ha ricordato che i conti Istat diffusi a inizio marzo indicano per il 2025 un rapporto deficit/PIL al 3,1%, pari in termini più precisi al 3,07%, e che la valutazione decisiva arriverà solo con la notifica di Eurostat nella terza decade di aprile. Da quel dato dipenderà la possibilità di uscire oppure no dalla procedura per disavanzo eccessivo. Per il Governo non si tratta di una limatura statistica: gli scenari di bilancio cambiano in modo netto a seconda che restino aperti oppure no i vincoli europei già richiamati nel dossier sul deficit oltre il 3%.

Difesa e National Escape Clause nei prossimi conti

Un altro passaggio ad alta sensibilità ha riguardato la spesa per la difesa. Giorgetti ha indicato nel 2,01% del PIL il livello della spesa italiana nel 2025 secondo le cifre recepite dalla NATO e ha fissato in 26,2 miliardi la spesa prevista per il 2026, destinata a salire a 30,35 miliardi nel 2027 e a 31,5 miliardi nel 2028. Ogni ulteriore impegno, ha precisato, andrà definito nei prossimi documenti di finanza pubblica. In questo capitolo il ministro ha richiamato la National Escape Clause, spiegando che oggi rappresenta l’unica deroga ammessa dalle istituzioni europee rispetto al profilo di spesa per sicurezza e difesa. In caso di attivazione della clausola o di modifica degli obiettivi di finanza pubblica, il Governo dovrà comunque tornare in Parlamento con una relazione specifica.

Patto di stabilità, energia ed ETS nel confronto europeo

Nella risposta sulle imprese e sul costo dell’energia, Giorgetti ha allargato il discorso oltre il quadro nazionale. Ha spiegato di avere già condiviso con alcuni partner la proposta di una tassazione degli extraprofitti legati ai rincari di carburanti ed energia e ha aggiunto che, se la crisi internazionale dovesse protrarsi, andrebbe affrontata anche una possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita. Su questo fronte il riferimento non è alla clausola nazionale sulla difesa, bensì alla clausola di salvaguardia generale prevista dall’articolo 25 del regolamento UE 2024/1263. Nello stesso intervento il ministro ha rilanciato anche la richiesta italiana di sospendere temporaneamente l’attuale quadro degli ETS sulla produzione di elettricità da fonti termiche, fino al riallineamento globale dei prezzi dell’energia.

Carburanti e bollette premono sui margini del Tesoro

Sugli effetti dei rincari, il ministro ha rivendicato le misure già adottate sia sul costo dell’energia sia sui carburanti. Fra queste rientra il taglio delle accise sui carburanti fino al 1° maggio, che in Aula è stato quantificato in 0,25 euro al litro insieme al meccanismo anti-speculazione. La risposta del Tesoro viene descritta come graduale e prudente, con interventi calibrati in base alla persistenza e alla volatilità dello shock. È lo stesso quadro che pesa già sulla crisi energetica per imprese e territori, tornata al centro del confronto politico ed europeo.

A fine aprile si decidono le scelte di Governo

Le dichiarazioni rese in Senato hanno un valore politico chiaro. Il Governo difende la tenuta dell’economia italiana, rinvia le decisioni più sensibili al momento in cui saranno disponibili i numeri validati da Eurostat e nel frattempo prepara un aggiornamento prudente del quadro macroeconomico. Fino ad allora il margine resta stretto tra crescita da rivedere, energia cara, regole europee ancora rigide e spesa per la difesa in aumento. Il vero test arriverà quindi con le cifre di fine aprile e con il modo in cui verranno tradotte nei prossimi documenti di finanza pubblica.