Fondi UE, l’Italia riprogramma 7 miliardi per imprese e casa

di Anna Fabi

27 Marzo 2026 09:23

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L'Italia ottiene la riprogrammazione di oltre 7 miliardi dai fondi coesione UE 2021-2027: 4,6 miliardi alla competitività delle imprese, il resto a housing, acqua ed energia.

L’Italia ha ottenuto nell’ambito della revisione di medio termine della politica di coesione UE la riprogrammazione di oltre 7 miliardi di euro dei fondi strutturali 2021-2027. La fetta più consistente — 4,665 miliardi — va alla competitività delle imprese italiane. Il resto è destinato alle politiche abitative (1,119 miliardi per alloggi a prezzi calmierati), alla gestione idrica (629 milioni), alla transizione energetica (396 milioni) e alla difesa (248 milioni).

Lo ha annunciato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a seguito della presentazione a Bruxelles da parte del vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto della revisione intermedia, che a livello UE sposta complessivamente 34,6 miliardi verso priorità strategiche più urgenti.

Cosa cambia per le imprese

La quota destinata alla competitività delle imprese è la più rilevante dell’intera operazione italiana ed è orientata a rafforzare gli investimenti nell’ambito della piattaforma STEP — lo strumento UE per le tecnologie pulite e strategiche — con l’obiettivo di ridurre le dipendenze tecnologiche dai Paesi extra-UE.

Si tratta di risorse in incentivi alle imprese che transitano dai Fondi strutturali e di coesione 2021-2027, rimodulando programmi operativi esistenti: nel complesso, l’Italia ha rivisto 35 dei 48 programmi attivi, di cui 28 a livello regionale e 7 nazionali. La logica della revisione — promossa da Fitto nella sua riforma delle politiche di coesione — è quella di spostare la spesa verso priorità ad alto impatto strategico, abbandonando l’approccio a pioggia che ha storicamente frenato l’efficacia dei fondi strutturali in Italia.

Flessibilità di spesa e capacità di messa a terra

La rimodulazione dei programmi è solo il primo passo: il valore della revisione si misurerà sulla capacità di spesa effettiva. Meloni ha richiamato l’esigenza di «maggiore flessibilità e semplificazione» come condizione per un utilizzo più efficace delle risorse, un tema che attraversa tutta la storia dei fondi strutturali italiani, caratterizzata da tassi di utilizzo strutturalmente bassi rispetto alla media europea — soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno, che pure assorbono la quota principale dei programmi regionali rivisti.

La sfida, come per il PNRR, è tradurre la disponibilità formale delle risorse in incentivi alle imprese concreti sui territori entro la scadenza del ciclo di programmazione 2021-2027.