Mercoledì pomeriggio, secondo anticipazioni di stampa, si svolgerà a Palazzo Chigi un incontro tra esponenti della maggioranza di Governo, convocato dalla premier Giorgia Meloni per fare il punto sulla manovra economica. La discussione dovrebbe coinvolgere i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. L’obiettivo è trovare una sintesi su alcune misure salienti da inserire della Legge di Bilancio che al momento stanno dividendo la coalizione, così da arrivare in modo unitario alla presentazione definitiva dello schema di Legge di bilancio.
Venerdì 10 ottobre tocca invece ai sindacati Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Confsal essere ricevuti a Palazzo Chigi, per discutere con la Premier ed il Ministro dell’Economia di misure per i lavoratori da inserire nella Manovra 2026. Il disegno di legge di bilancio dovrebbe arrivare in Consiglio dei Ministri per lunedì 13 ottobre.
Rottamazione cartelle e pensioni: i nodi da sciogliere
Il tema della rottamazione delle cartelle è uno dei punti più dibattuti in seno alla Maggioranza di Governo in vista della stesura del ddl della Manovra. La Lega spinge per un allargamento della misura, che permetterebbe ai cittadini con debiti tributari di beneficiare di una rateizzazione più lunga. La proposta è quella di estendere il piano di pagamento a 96 rate per i debiti di entità modesta. Tuttavia, questo intervento presenta costi significativi e la maggioranza non sembra concorde sulla sua applicazione.
Giancarlo Giorgetti ha però dichiarato che la proposta è difficilmente sostenibile, dato che la rateizzazione a 96 rate per debiti minori non risulta conveniente sul piano fiscale.
Bisognerà fare delle scelte, ma è chiaro che una rateizzazione a 96 rate per i debiti modesti non è conveniente.
Probabilmente si cercherà il compromesso tra le forze di maggioranza che spingono per una Rottamazione quinquies in piena regola ed i numeri sul magazzino fiscale che impongono estrema prudenza.
Un altro punto caldo riguarda le pensioni. La Lega insiste sulla necessità di fermare l’aumento dei requisiti anagrafici per la pensione, con l’intenzione di bloccare lo scatto a 67 anni e tre mesi previsto per il 2027. La proposta è di limitare l’innalzamento dell’età pensionabile solo per chi ha almeno 64 anni, ma questa mossa potrebbe avere un impatto politico negativo visto che andrebbe a colpire una vasta fetta di lavoratori che scelgono il pensionamento anticipato. Inoltre, la misura non risolverebbe il problema della durata dei contributi, che salirebbe comunque a 43 anni e 1 mese per gli uomini ed un anno in meno per le donne.
Questa proposta, se attuata, rischia dunque di costituire un boomerang politico, scontentando gli elettori ai quali era stato promesso di abolire la riforma Fornero e introdurre la tanto attesa Quota 41 per tutti. Ad ogni modo sarebbe un inizio, coerente con le posizioni del MEF e sostenibile per i conti pubblici.
Misure fiscali in busta paga: bonus, salario e benefit
Le discussioni non si fermano al fronte pensioni e rottamazione. Un altro tema centrale riguarda le misure fiscali in busta paga per il lavoro dipendente, in particolare il taglio delle aliquote IRPEF. Il governo sta cercando di definire un intervento che possa alleggerire la pressione fiscale per i contribuenti con redditi medio-bassi. Si parla di una riduzione delle aliquote dal 35% al 33% per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro, che dovrebbe garantire un beneficio massimo di 440 euro. Tuttavia, per evitare che il taglio fiscale avvantaggi principalmente i redditi più alti, si valuta una sterilizzazione dello sconto attraverso un annullamento delle detrazioni, limitando così l’effetto a chi ha effettivamente un reddito medio.
Un’altra misura allo studio riguarda i fringe benefit e i buoni pasto, con il governo che sta valutando l’innalzamento della soglia esentasse dei buoni pasto da 8 a 10 euro, compatibilmente con le risorse disponibili. Lo ha dichiarato alla stampa il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo:
Compatibilmente con le risorse a disposizione stiamo valutando l’innalzamento della soglia esentasse dei buoni pasto da 8 fino a un massimo di 10 euro.
Questa misura potrebbe avere un impatto positivo per le famiglie, rendendo più accessibile l’uso di questi benefici aziendali.