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Taglio IRPEF: i risparmi del secondo scaglione al 33%

di Anna Fabi

3 Novembre 2025 10:28

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Taglio di aliquota per il 2° scaglione IRPEF al 33% (redditi tra 28mila e 50mila euro) per contrastare il fiscal drag: quanto si risparmia.

Il calcolo dei risparmi reali prodotti dal taglio di 2 punti all’aliquota IRPEF per lo scaglione tra 28-50mila euro, (previsto in Manovra 2026) restituisce un beneficio lordo di circa 1,63 miliardi l’anno, con un vantaggio medio per contribuente nell’ordine di circa 240 euro annui.

Questo perchè la riduzione si applica soltanto alla porzione di reddito ricadente nello scaglione stesso (massimo 22.000 euro a contribuente) per i contribuenti tra 29mila e 55mila, che in Italia sono circa 6,5/7 milioni (e dunque circa 12mila dei redditi totali ricadono tra 28 e 50mila), con una base imponibile in scaglione di circa 81,6 miliardi (6,8 mln × 12.000), applicando una riduzione IRPEF dal 35% al 33% (12.000 × 2%).

Sono previsioni meno ottimistiche di quelli teoriche, secondo cui il taglio comporta un risparmio medio annuo di circa 630 euro per i contribuenti interessati, che va da un massimo di 440 euro all’anno per chi guadagna 50mila euro lordi all’anno ad un minimo di 40 euro annui per chi ha ne guadagna 30mila euro.

Si tratta comunque di una stima statica, che non considera cioè le interazioni con detrazioni fiscali né tantomeno l’adeguamento delle addizionali regionali e comunali. Aiuta però a dare  una grandezza del recupero di fiscalità sul ceto medio.

IRPEF e salari: il fiscal drag sul ceto medio

Portando l’aliquota marginale al 33% si attenuerà l’ingolfamento del secondo scaglione, temperando l’effetto di trascinamento registrato da dati 2024. In Italia, infatti, negli ultimi anni, stiamo assistendo con sempre maggiore evidenza al fenomeno del fiscal drag, che agisce quando l’inflazione e gli adeguamenti salariali spingono i contribuenti verso scaglioni più alti in assenza di una piena indicizzazione del sistema: il reddito nominale cresce ma il prelievo aumenta più che proporzionalmente e il reddito effettivo ristagna.

Le evidenze più recenti raccolte da Itinerari Previdenziali e basate sui dati del MEF, segnalano come il fenomeno abbia inciso in modo particolare su lavoratori dipendenti e sul ceto medio nel biennio post-inflazionistico, alimentando quell’effetto trascinamento che rende più onerosi gli scatti contrattuali senza un corrispondente beneficio netto in busta paga.

Perchè il taglio del 2° scaglione IRPEF

L’analisi dell’Osservatorio di Itinerari Previdenziali (basati sui dati delle ultime dichiarazioni dei redditi disponibili) ha fatto emergere due elementi: poco più della metà del gettito IRPEF è versato da una minoranza di contribuenti medio-alti;  l’erosione del potere d’acquisto ha accresciuto la sensibilità del segmento 28–50 mila al disallineamento tra prezzi e parametri fiscali. Nel 2024-2025 i redditi dichiarati sono saliti nominalmente ma il recupero reale ha faticato a tenere il passo con l’inflazione pregressa: se non si adeguano scaglioni e detrazioni, gli aumenti salariali finiscono per essere tassati a margini più elevati.

Dal 1° gennaio 2025 la struttura dell’IRPEF a tre aliquote è stata portata al 23% fino a 28.000 euro, lasciando al 35% la tassazione sui redditi tra 28.001 e 50.000 euro ed al 43% quella oltre 50.000 euro. Ebbene, è proprio il secondo scaglione (28-50 mila euro) a concentrare una quota cruciale di lavoratori “medio-reddito”, quelli più esposti al fiscal drag quando gli scaglioni non vengono aggiornati.