Prism: Google e Facebook smentiscono controlli su utenti

di Noemi Ricci

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Google e Facebook si difendono dalle accuse di complotto, rigettando l’ipotesi secondo cui i due colossi avrebbero partecipato al programma segreto americano per il controllo del Web.

Google e Facebook non ci stanno e respingono al mittente le accuse secondo cui i due colossi sarebbero stati parte attiva del programma segreto per il controllo del Web negli USA.

Nessun rapporto con Prism, ovvero con lo scandalo che ha già investito l’amministrazione di Barack Obama ed altre società leader del comparto informatico, come Verizon.

Quest’ultima, secondo un’ordinanza segreta resa pubblica da The Guardian, sarebbe stata obbligata a consegnare dati telefonici di milioni di utenti sul territorio americano alla National Security Agency.

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Larry Page e Mark Zuckerberg non usano mezzi termini e scrivono direttamente ai propri utenti utilizzando i canali virtuali di cui dispongono.

Per Google è lo stesso Larry Page a chiarire la situazione, pubblicando sul blog ufficiale una lettera scritta a quattro mani insieme a David Drummond, capo dell’ufficio legale della società.

«BigG non ha aderito a nessun programma che dia accesso diretto ai nostri server al Governo o a enti non governativi.– inizia Page – In più il governo degli Stati Uniti non ha accesso diretto, né attraverso “una porta di servizio” alle informazioni conservate nei nostri centri dati. Non abbiamo mai sentito parlare del programma Prism fino a ieri».

Per Facebook, Mark Zuckerberg pubblica sul suo profilo una lettera in cui afferma che «Facebook non fa parte e non ha mai fatto parte di alcun programma per fornire al governo Usa o ad altri governi accesso diretto ai nostri server».

Mai – prosegue Zuckerberg – abbiamo ricevuto alcuna richiesta o ordine giudiziario da alcuna agenzia del Governo di informazioni o masse di metadata».

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Nonostante le smentite dei due colossi di internet, le accuse continuano ad arrivare, compresa quella del New York Times secondo cui ci sono stati incontri e accordi tra i servizi segreti e gli esponenti di Google, Facebook, Aol e Apple.

La vicenda riapre una ferita mai chiusa, ovvero quella derivante dall’eterno dibattito sui Big Data (approfondisci), ovvero i dati di milioni di navigatori e utilizzatori di internet, che confluiscono sul web e scambiano miliardi di informazioni, a volte condivise. Informazioni che diventano merce di scambio o che vengono utilizzate dai Governi e dalle agenzie di tutto il mondo per mantenere una sorta di gestione o quantomeno controllo del web.