L’Open Source alla conquista delle SOA

di Claudio Mastroianni

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Sono sempre più le compagnie che puntano sul software libero per offrire alle imprese architetture scalabili e flessibili, in grado di adattarsi ai desideri del cliente

Il mercato delle SOA è un mercato in crescita, destinato ad un forte incremento nel corso dei prossimi anni. Ma il panorama delle offerte alle aziende sta cambiando, e di fianco a prodotti tipicamente commerciali stanno prendendo sempre più piede anche scelte legate al mondo del software libero, opzione appetibile per le piccole e medie imprese.

Molti soggetti sembrano essersene accorti. Iona Technologies, azienda irlandese, ha annunciato ieri di voler rafforzare la propria posizione nel settore sostituendo la sua linea di prodotti Celtix con quella offerta da LogicBlaze, azienda con una grande esperienza nel settore Open Source assorbita nello scorso aprile.

Pure IBM sembra credere alle potenzialità offerte dal software libero, e ha già inserito nel suo catalogo una soluzione costruita sulla tecnologia aperta Gluecode (acquistata nel 2005). Ma sono varie le software house che si stanno muovendo per assumere un ruolo importante nel campo delle SOA “libere”: da WSOA2 a MuleSource, passando per RedHat e Sun Microsystem.

Le SOA sono strutture variabili, che devono adattarsi ai bisogni dell’azienda. Le soluzioni Open Source permettono una flessibilità e un’ampiezza d’offerta tale da fornire ai clienti libera scelta sui componenti da installare e utilizzare, oltre alla possibilità di modificarne liberamente le funzionalità senza esser legati alle scelte della casa produttrice del software.

A questa duttilità, inoltre, si aggiungono anche fattori di ordine economico: le soluzioni proprietarie hanno spesso un costo elevato per quanto riguarda adozione e mantenimento. Costi che invece il software libero non ha. Motivi per cui le imprese sembrano sempre più orientate verso l’adozione di questo tipo di prodotti.