Google, ecco la macchina senza pilota

di Barbara Weisz

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La vettura è dotata di un software che permette di destreggiarsi nel traffico. Già percorsi 225mila km fra Los Angeles e San Francisco

Ridurre gli incidenti, far risparmiare tempo alla gente e ridurre l’inquinamento. Sono gli obiettivi dell’ultimo progetto a cui stanno lavorando a Mountain View: l’auto che si guida da sola.

Google ha messo a punto una vettura che non ha bisogno di pilota, e ne ha già testati sette esemplari che hanno percorso 140mila miglia (circa 225mila km) fra San Francisco e Los Angeles partendo dal quarter generale e proseguendo per Hollywood Boulevard, Lombard Street, attraversando il Golden Gate e andando avanti sulla Pacific Coast Highway e costeggiando il Lago Tahoe.

Le avvenieristiche automobili automatizzate utilizzano videocamere, sensori radar, un telemetro laser (strumento che calcola la distanza), mappe dettagliate, in modo da potersi destreggiare nel traffico avendo a disposizione tutte le informazioni necessarie in tempo reale.

Durante i test effettuati fino ad oggi, sotto il controllo della polizia della California, in macchina c’è sempre stato un pilota, pronto ad intervenire in caso di problemi, e un esperto di software seduto al posto del navigatore. Secondo quanto riporta il New York Times l’unico incidente è avvenuto con la Google car regolarmente ferma a un semaforo che è stata tamponata da un automobilista.

Comunque sia, la vettura è pensata in modo che il pilota possa in qualsiasi momento prendere il controllo manuale. A questo punto la domanda è d’obbligo: c’è una nuova rivoluzione in vista? Al momento la produzione su larga scala di una simile vettura è lontana nel tempo. Ma gli ingegneri di Google sono entusiasti. «Secondo la World Health Organization, più di 1,2 milioni di persone perdono la vita ogni anno in un incidente stradale. Noi crediamo che la nostra tecnologia abbia il potenziale per ridurre drasticamente questo numero, almeno del 50%», si legge nel blog aziendale. La sicurezza è uno dei punti su cui i tecnici hanno maggiormente lavorato, ma non l’unico. «Noi siamo anche fiduciosi che le self driving cars possano traformare il car sharing, riducendo in modo significativo l’utilizzo dell’automobile, creando le nuove ferrovie autostradali del domani», in grado di risparmiare energia e aumentare contemporaneamente il numero di persone trasportate sulle principali strade.

E ancora: «in termini di risparmio di tempo, il Dipartimento dei Trasporti americano stima che ogni persona passi in media 52 minuti al giorno in spostamenti. Immaginate di poter impiegare questo tempo facendo qualcosa di produttivo».

Il padre del progetto è Sebastian Thrun, il 43enne ingegnere a capo dello Stanford Artificial Intelligence Laboratory che fa parte del team di Mountain View e che è il coinventore di Street View. Al progetto hanno lavorato alcuni dei migliori ingegneri del DARPA Challenges, una serie di gare per veicoli automatizzati organizzati dalla Defense Advanced Research Projects Agency del governo americano, fra i quali Chris Urmson (il team leader tecnico che vince la Urban Challenge nel 2007), Mike Montemerlo (software leader del team di Stanford vincitore del Grand Challenge 2005), Anthony Levandowsky, che ha realizzato il primo motociclo del mondo per una DARPA Grand Challenge e anche un modello modificato di Prius per portare la pizza a domicilio senza un pilota. Il lavoro di tutti questi esperti è disponibile al National Museum of American History.