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PMI Digitali: ritardi e mancate accelerazioni

di Alessia Valentini

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PMI italiane ancora indietro nella migrazione al Digitale, con investimenti pubblici ancora insufficienti, compresi quelli attesi nella Legge di Stabilità 2014.

La Legge di Stabilità 2014 doveva ripristinare i fondi per la Banda Larga – si tratta comunque di spiccioli: 20,75 milioni – e invece, ancora una volta, appare un vuoto misterioso nella bozza del Ddl. L’Italia resta lontana dagli obiettivi dell’Agenda Digitale, in ritardo su e-Commerce  (17% contro una media UE del 45%) soprattutto tra le PMI (4% contro il 13%), e-Gov (19% contro 44%), e investimenti mirati: dei 51 provvedimenti previsti, l’Italia ne ha adottati solo 5, mentre ben 22 sono scaduti per decorrenza dei termini. Privati e aziende pagano un conto salato per questa mancata innovazione: niente risparmi per 20 miliardi, né nuove entrate per 5 miliardi in tre anni (dati MM One Group e School of Management, Politecnico di Milano).

I ritardi digitali

Tutti i più recenti rapporti fotografano un’Italia in serio ritardo rispettivamente su formazione, tecnologie per il Business e Agenda Digitale.

  • Competenze. Scuola italiana fanalino di coda su 24 paesi per competenze e capacità di problem solving: un analfabetismo funzionale che non permette un corretto uso delle tecnologie per vivere elavorare. Abbandono degli studi e l’aumento dei Neet agravano la situazione. Una “Caporetto” dovuta ai continui tagli all’Istruzione e ai mancati investimenti nelle generazioni future. Ivan Lo Bello, vice presidente per l’Education di Confindustria, ravvisa il rischio di sempre più giovani non occupabili, a contrasto con quelli sovra-qualificati rispetto alle opportunità che offre oggi il mercato del lavoro italiano.
  • Business IT. L’Italia è indietro per l’innovazione, in prima linea per potenzialità di sviluppo. Il WEF colloca l’Italia al 37mo posto per trattamento dei lavoratori, ma con picchi negativi per alcuni indicatori parziali, come il 75esimo posto per “formazione del personale e utilizzo di strumenti tecnologici sul posto di lavoro“.

Investimenti UE

L’Europa sente il bisogno di un cambio di passo per il rilancio dell’innovazione e lo sviluppo delle TLC. L’incidenza dei mancati investimenti nella rete di nuova generazione vale oltre 5,5 milioni di posti di lavoro (non creati) e fino a 750 miliardi di euro di mancata crescita del PIL (Boston Consulting Group) da qui al 2020. Si è fatto il punto durante l’edizione 2013 dell’FT-ETNO Summit One Single Telecom Market for Europe?”, svoltasi a Bruxelles in vista del Consiglio UE di fine Ottobre, dedicata all’Agenda Digitale Europea per il rilancio dell’economia continentale, passando anche per la realizzazione di un Mercato Unito per le TLC che faccia da collante tra gli attuali 28 diversi mercati digitali. La ricetta di ETNO per uscire dall’empasse:

  1. Investimenti in nuove infrastrutture ad alta capacità, con un piano di deregolamentazione.
  2. Modello europeo di Internet aperto, per garantire innovazione e opportunità ai consumatori.
  3. Supporto  agli operatori per sfruttare i benefici di scala europei.
  4. Quadro legislativo che incoraggi l’imprenditoria con finanziamenti e partecipazioni di progetti e di startup innovative.

I Video di PMI

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