Open Source, è davvero tutto gratis?

di Claudio Andreano

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Il software libero, adottato in misura sempre maggiore dalle PA di tutto il mondo (Italia compresa), presenta indubbi vantaggi, soprattutto economici. Tuttavia non bisogna sottovalutare alcuni costi "nascosti"

Quando ho iniziato a programmare, tanti anni fa, il software era ancora un lavoro estremamente artigianale. Le aziende che per prime hanno ingegnerizzato i loro software si sono trovate ad avere un mercato abbastanza vasto a disposizione e sono cresciute in modo a volte fenomenale (sto pensando a SAP). Per quanto possa sembrare strano, l’elemento vincente di questi prodotti era l’economicità rispetto alla scelta di dover rifare tutto il software in un’azienda di grandi dimensioni.

Qualche dato può aiutare a capire meglio: un’organizzazione di grandi dimensioni capitalizza nel proprio software interno decine di migliaia di anni uomo di sviluppo. Pensate ad una banca, dove hanno lavorato per 20 anni più di 500 specialisti, e fate il conto di quanti anni uomo possono essere nascosti in un sistema. Di conseguenza, prima di ricominciare con un nuovo sviluppo, la cosa migliore è verificare se sul mercato esistano scelte più convenienti, e migrare verso la nuova piattaforma.

La strada del software libero

Ma sembra che anche il tempo dei grandi software proprietari sia messo sempre più in discussione. Oggi l’offerta di software open source è estremamente vasta e nel grande mercato globale di Internet è possibile trovare praticamente qualunque tipologia di software. I progetti di e-government della Pubblica Amministrazione sono stati ampiamente basati su una filosofia di riuso del codice, anche se hanno prodotto molto poco rispetto al molto investito, almeno per come la vedo io, e tuttavia questo ha segnato una svolta non indifferente nelle modalità di spesa informatica della PA.

Ai progetti di e-Gov, si è aggiunta la legge Stanca sulla amministrazione digitale (2005) secondo cui le Pubbliche Amministrazioni, prima di procedere con l’acquisto di un nuovo software o con lo sviluppo ex novo (interno o affidato ad una software-house), devono prima verificare se all’interno del CNIPA non siano già stati messi a disposizione software simili che possano essere riutilizzati secondo le regole dell’open source: la PA che utilizza il software di un’altra PA deve condividere le implementazioni e le modifiche effettuate.

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