TLC, la mappa della crisi

di Filippo Vendrame

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Il recente caso di Bip Mobile, l’operatore virtuale che ha improvvisamente messo offline tutti i suoi oltre 220 mila utenti a causa dei pesanti debiti verso Telogic, l’enabler che gli forniva i servizi di rete, è solo la punta dell’iceberg di un settore, quello delle TLC italiane, in forte crisi. Una crisi che mina molte realtà  nostrane anche molto importanti. Il Corriere delle Comunicazioni ha provato a comporre una lista delle aziende TLC più a rischio nell’immediato futuro:

  • Italtel, possiede oggi ben 1300 dipendenti, ma ha già  annunciato di voler tagliare 330 posti di lavoro. E’ in corso comunque una trattativa con i sindacati per arrivare ad un’intesa al Mise per le uscite volontarie;
  • Alcatel-Lucent prevede ben 585 esuberi su circa 2000 dipendenti con il progetto di spostare le attività  di ricerca e sviluppo svolte da 350 addetti a Vimercate, in America;
  • Micron ha già  fatto sapere di voler tagliare circa 300 posti di lavoro su 700 lavoratori;
  • LFoundry al momento dispone di circa 1400 lavoratori tutti ex Micron in contratti di solidarietà , ma sembra che l’azienda non disponga di liquidità  sufficiente per anticipare le competenze;
  • Ciet a rischio fallimento, con 300 lavoratori in bilico;
  • Sirti è da tempo in difficoltà  dove è già  stato programmato l’uso dei contratti di solidarietà ;
  • Alpitel in difficoltà  con 110 lavoratori a rischio licenziamento;
  • Stm sta vivendo un periodo di forte incertezza, mentre Jabil potrebbe arrivare a licenziare sino a metà  dei dipendenti che oggi sono già  in cassa integrazione;
  • Schneider avrebbe deciso di spostare la produzione in Bulgaria. A rischio la chiusura della sede di Rieti.