Recovery Plan per digitalizzare la PA: sfide e soluzioni

di Redazione PMI.it

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Le linee guida per completare la transizione digitale della Pubblica Amministrazione sfruttando le risorse previste dal Recovery Plan.

Attuare una vera transizione digitale della Pubblica Amministrazione significa sfruttare in modo efficiente le risorse previste dal Recovery Plan, a patto che si seguano linee guida fondamentali basate sulla definizione di vincoli nella pianificazione, sull’adozione di strategie di formazione di manager e dipendenti, sul ripensamento dei processi organizzativi per favorire lo snellimento legislativo.

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È una vera e propria ricetta fornita dai maggiori esperti italiani di digitalizzazione intervenuti durante la web conference “PA e eGov“, trasmessa nel corso della terza settimana del DIG.eat 2021 promosso da ANORC e Digital & Law Department.

Secondo Donato Limone, Ordinario di Informatica Giuridica e docente di Scienza dell’Amministrazione digitale presso Unitelma Sapienza, sono vincoli di progetto nel Recovery Plan: semplificazione burocratica, costruzione di modelli organizzativi a supporto dell’amministrazione digitale, costruzione di burocrazie trasparenti; amministrazioni accessibili, amministrazioni nativamente digitali (stop ai sistemi misti), amministrazioni partecipate e sostenibili, formazione per dirigenti e dipendenti.

Gran parte dei dirigenti amministrativi – ha sottolineato il Dirigente del Dipartimento della Funzione pubblica, Elio Gullo – ha una scarsa conoscenza degli strumenti digitali. L’idea è che è necessario immaginare qualcosa di stabile e duraturo come un istituto di formazione digitale attraverso cui devono passare tutti i dipendenti.

Secondo Stefano Tomasini della Direzione Centrale per l’Organizzazione digitale di INAIL, per attuare la trasformazione è necessario unire i tre fattori che caratterizzano i processi di digitalizzazione, ovvero tecnologia, persone e organizzazione.

Anche operare una puntuale riflessione sulla gerarchia che esiste fra dipendenti e dirigenti è necessario secondo Laura Strano, Responsabile dell’Osservatorio Trasparenza e Anticorruzione di AIDR, che ha sottolineato come una strada utile da percorrere potrebbe essere quella di certificare il grado di digitalizzazione di funzionari e dirigenti, inerendo questo aspetto come elemento di valutazione nei contratti nazionali di lavoro.

Conferire ai responsabili della transizione digitale alcuni poteri in più per quelli che sono gli aspetti dell’allineamento dell’ICT ai sistemi informativi potrebbe essere una soluzione efficace secondo Nazzareno Prinzivalli, Consulente esperto in analisi, modellazione e miglioramento dei processi di business.

Si parla poco di cosa succede nelle PPAA e diamo per scontato che attraverso master e minimaster, coi manager della transizione digitale ed altri esperti, si risolvono situazioni dovute a complicazioni normative difficilmente risolvibili – ha concluso Andrea Lisi, presidente di ANORC Professioni -. Tante volte con la normativa complichiamo ciò che andrebbe semplificato, come il documento informatico nei settori privati dell’eCommerce, e invece semplifichiamo con approssimazione ciò che dovrebbe garantire forma e sostanza, cioè il documento amministrativo, che deve garantire l’archivio pubblico.

L’innovazione deve arrivare con il diritto prima che con la tecnologia.