Spending review: come agirà sulle Regioni?

di Teresa Barone

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Filippo Patroni Griffi annuncia possibili ripercussioni della spending review anche sulle Regioni, la cui spesa è in crescita rispetto al decennio 2000-2010.

La scure della spending review si è abbattuta sulle Province, tagliando una cospicua fetta di amministrazioni e dando vita a un nucleo ristretto di città metropolitane: e se a essere coinvolte nella riduzione della spesa pubblica fossero anche le Regioni? Questa l?ipotesi avanzata dal Ministro per la Pubblica Amministrazione Filippo Patroni Griffi nel corso della conferenza internazionale sulle Riforme strutturali in Italia.

Tre gli obiettivi primari del Ministro della PA: ottimizzare le risorse, mettere in rilievo la responsabilità nella spesa e assicurare servizi migliori ai cittadini. Tre finalità che possono essere conseguite attraverso ampi interventi di semplificazione che, dopo le Province, potrebbero riguardare da vicino anche le Regioni e i Comuni.

«Abbiamo cominciato con le Province, ente intermedio di secondo livello, presente in gran parte degli ordinamenti europei: ne stiamo ridefinendo perimetro e funzioni, concentrandole su quelle ‘di area vasta’ ed evitando duplicazioni. Credo che nel prossimo futuro occorrerà riflettere, nelle sedi e con gli strumenti appropriati, anche sul sistema regionale e sulla eccessiva frammentazione comunale. Con un obiettivo: ottimizzare le risorse, accentuare la responsabilità nella spesa e assicurare i migliori servizi ai cittadini.»

La necessità di intervenire con programmi di tagli anche nelle amministrazioni regionali nasce anche dall?analisi delle cifre relative alla spesa delle Regioni stesse, in forte aumento rispetto al passato: secondo quanto riportato dalla dalla Cgia di Mestre, infatti, il decennio 2000-2010 ha visto le uscite regionali crescere del 74,6%.

Nel 2010, ad esempio, la spesa complessiva è stata superiore ai 208,4 miliardi di euro, con la Valle D?Aosta in cima alla classifica delle Regioni meno parsimoniose.