Spending review, scuola e Università nel mirino

di Teresa Barone

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Pagelle digitali, iscrizioni scolastiche online e abolizione del tetto massimo del 20% per le tasse universitarie versate dai fuori corso: le novità della spending review.

La spending review non risparmia la scuola, l?Università e la ricerca, tuttavia alcune delle misure più restrittive sono state per il momento accantonate, anche grazie all?impegno del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Francesco Profumo. Le novità più importanti riguardano senza dubbio la gestione delle tasse universitarie, ma grandi passi in avanti sono stati fatti in materia di scuola digitale.

La spending review, infatti, mira a limitare gli sprechi e favorire il processo di digitalizzazione della scuola, attraverso l?introduzione delle pagelle digitali e delle iscrizioni online per l?anno 2013-2014. A partire da settembre, infatti, la pagella cartacea sarà sostituita da quella in formato elettronico, che come recita il decreto “Ha la medesima validità legale del documento cartaceo ed è resa disponibile per le famiglie sul web o tramite posta elettronica o altra modalità digitale.?

Anche le iscrizioni alle “istituzioni scolastiche statali di ogni ordine e grado per gli anni scolastici successivi avvengono esclusivamente in modalità online”. Per i docenti, inoltre, arriva l?obbligo di adottare registri online a discapito dei classici faldoni cartacei.

Alla rivoluzione digitale che coinvolge la scuola pubblica seguono, tuttavia, le polemiche che riguardano le novità per il sistema universitario: il nocciolo della questione riguarda il conteggio della “contribuzione studentesca?, in sostanza il metodo di calcolo delle tasse universitarie che variano da un ateneo a un altro, ma che molto spesso sono superiori a quanto previsto dalla legge (il tetto massimo è fissato al 20% del finanziamento pubblico ricevuto). La spending review introduce, invece, una nuova modalità di conteggio che esclude le tasse versate dagli studenti fuori corso (che rappresentano il 40% del totale), da ora in avanti stabilite senza tenere conto del limite.

Per quanto concerne la ricerca, infine, la spending review potrebbe portare alla chiusura di numerosi istituti nazionali, tuttavia per il momento il provvedimento sarà applicato solo attraverso l?assorbimento dell’Inran (l’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione) nel Cra (Centro per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura).