La spending review taglia le Province

di Teresa Barone

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Il Governo potrebbe decidere di cancellare le Province minori accorpando le amministrazioni di molti centri urbani: così si ridurrebbe la spesa pubblica, ma non le polemiche.

La spending review potrebbe portare anche alla cancellazione di molte Province italiane, con il conseguente accorpamento di varie zone della penisola al fine di ridurre la spesa pubblica e gli oneri amministrativi. Questo è uno dei punti chiave attualmente al vaglio da parte del Governo Monti, che ha anche creato un apposito spazio Web a disposizione dei cittadini per raccogliere idee, segnalazioni e consigli provenienti dal popolo degli internauti.

Per tagliare i 4,2 miliardi della spesa pubblica, il Governo potrebbe optare per l?accorpamento di molte Province italiane, secondo criteri ancora da definire: dalle 109 attuali si dovrebbe arrivare a un numero nettamente inferiore, con la cancellazione di circa metà delle unità esistenti.

Un?ipotesi caldeggiata anche dall?Unione Europea, e che potrebbe concretizzarsi in vari modi: salvando le Province con più di 350mila abitanti, quelle con più di 450mila, o solo quelle con 500mila abitanti. In ogni caso, con la riduzione delle amministrazioni provinciali si attuerebbe anche una notevole limitazione dei costi, tenendo conto degli oneri di spesa a carico delle Province maggiori, solitamente inferiori a quelli affrontati dalle amministrazioni minori. La stessa Unione Province Italiane ha dato il suo parere favorevole all?accorpamento, che porterebbe le Province da 109 a 60.

Si tratta di una possibilità che, tuttavia, causerebbe non poche contestazioni nei centri interessati dal provvedimento, specialmente quelli caratterizzati da maggiore rivalità: basti pensare, ad esempio, al caso di Como e Lecco, Piacenza e Parma o Enna e Caltanissetta.