Scuola: contributi illegali, boom di denunce

di Redazione PMI.it

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Bufera sulla scuola: aumentano le denuncie per la richiesta di contributi alle famiglie, una pratica irregolare condannata dal Ministero dell?Istruzione.

Crescono le denunce per i contributi illegali richiesti alle famiglie in molte scuole italiane: una sorta di tassa occulta che, tuttavia, sta rischiando di trasformare un versamento volontario in un tributo obbligatorio ma, di fatto, irregolare.

A fare luce sulla pratica di richiedere un contributo economico alle famiglie, ampiamente diffusa in molti istituti scolastici, pena una possibile ritorsione sui voti degli studenti o sulla stessa promozione, è il portale Skuola.Net, che rende noti anche alcuni di casi più eclatanti denunciati dagli utenti.

«Sono decine le segnalazioni giunte delle famiglie, che la lamentano non solo l’omissis in merito alla natura volontaria del contributo, ma anche l’indicazione che senza il pagamento del contributo la domanda di iscrizione non può essere accettata. Così molti, per evitare problemi ai propri figli, decidono di pagare senza batter ciglio con buona pace del principio di gratuità della scuola pubblica».

Tasse scolastiche, illegali, che rischiano di trasformarsi in rette universitarie, soprattutto se si tiene conto dell?esosità di alcune richieste che, spesso, variano in funzione dell?andamento scolastico dell?alunno.

«Le cifre in alcuni casi non sono contenute, si arriva anche a punte di 300 euro, per esempio all’IPSAR Tor Carbone di Roma. In questo istituto c’è poi una singolare doppia tariffazione: 240 euro per tutti, che diventano 300 euro per i ripetenti! Tuttavia non è il solo istituto alberghiero a costare quasi quanto una retta universitaria: allo Stringher di Udine chiedono ben 250 euro, nei quali non sono nemmeno comprese le divise, che si pagano a parte e costano altri 160 euro».

Che posizione ha preso il Ministero della Pubblica Istruzione davanti a questi fatti? Dal noto portale arriva un giudizio positivo sull?operato del Ministro, disposto a valutare la situazione, tuttavia non si tratta di fatti del tutto nuovi: nel 2011, infatti, è stato recapitato al dicastero un dossier contenente un ricco repertorio di segnalazioni inerenti la richiesta di contributi irregolari. Una risposta concreta arrivò, all?epoca, dal capo dipartimento Giovanni Biondi, autore di un comunicato diffuso in 13 uffici scolastici regionali al fine di attivare un procedimento di verifica con questa precisazione:

«In ragione dei principi di obbligatorietà e di gratuità, non è consentito richiedere alle famiglie contributi obbligatori di qualsiasi genere o natura per l’espletamento delle attività curriculari e di quelle connesse all’assolvimento dell’obbligo scolastico (fotocopie, materiale didattico o altro), fatti salvi i rimborsi delle spese sostenute per conto delle famiglie medesime (quali ad es: assicurazione individuale degli studenti per RC e infortuni, libretto delle assenze, gite scolastiche, etc.) ».