Knowledge Worker e Learning Organization

di Stefano Gorla

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Lavoratori della Conoscenza, così si definiscono i lavoratori coinvolti nelle trasformazioni tecnologiche. La rivoluzione digitale oggi porta a rapidi cambiamenti sociali e la struttura produttiva deve trasformarsi in Learning Organization

Per Drucker, «essi possederanno sia i mezzi di produzione sia gli strumenti di produzione […] i primi attraverso i loro fondi pensione, che stanno emergendo rapidamente in tutti i paesi sviluppati come gli unici reali proprietari, i secondi poiché i lavoratori della conoscenza sono padroni della propria conoscenza e possono portarla con sé ovunque vadano».

Come definire nell’ambito della PA un tipo di lavoratore come questo, “semi-indipendente”, avido di conoscenze, determinato a raggiungere gli obiettivi dell’organizzazione? Saremmo tentati di chiederci se la PA è capace di trovare persone di questo tipo. Certamente occorre ripensare alla tradizionale impostazione contrattuale e considerare quanto l’attuale sistema di formazione sia in grado di supportare una figura di questo tipo. Ma ad essere messa in discussione è l’organizzazione verticale della burocrazia. Se, infatti, si potesse organizzare la struttura dei vari comparti della PA non più per livelli gerarchici ma costituendo dei gruppi di Knowledge Workers che lavorano per il raggiungimento di obiettivi definiti, forse l’innovazione di processo introdotta con le piattaforme ICT riceverebbe una spinta che potrebbe coinvolgere l’intera struttura della PA. Oggi è infatti l’intera struttura produttiva – sia essa pubblica o privata – che deve trasformarsi in “Learning Organization”, ossia orientata all’apprendimento per cogliere velocemente i cambiamenti sociali.

Learning Organization

La rivoluzione digitale oggi in atto ha portato ad un cambiamento dei processi produttivi – sia per quanto attiene alle imprese
che alla PA – sia da un punto di vista tecnico che da un punto di vista gestionale. Tutto ciò implica delle trasformazioni relative alla conoscenza: i lavoratori sono continuamente esposti ad una serie di sollecitazioni sia inerenti alla gestione dei sistemi informativi che alle funzioni che tali sistemi hanno, al punto che possiamo identificarli come “Knowledge workers”.

La realtà odierna ci mette di fronte a sistemi informativi evoluti da semplici gestori di masse di dati a strumenti di controllo di gestione e di supporto dei centri decisionali delle organizzazioni a cui servono. Ne deriva la conseguente evidenza che è essenziale il ruolo del fattore umano nella gestione dei sistemi informativi evoluti.
Come aveva già indicato Anthony nel 1965, in un’organizzazione aziendale possiamo distinguere – partendo dall’alto
verso il basso – tre tipi di attività:

  1. strategiche (scelta degli obiettivi, delle risorse, definizione delle politiche);
  2. tattiche (programmazione dell’impiego delle risorse in modo efficace ed efficiente, controllo sul conseguimento degli obiettivi);
  3. operative.

Il sistema informativo aziendale non è riducibile agli strumenti, ma deve integrarsi con le persone che applicano le procedure (per la raccolta dei dati e il loro trattamento) e definiscono i principi generali che caratterizzano il sistema stesso. In buona sostanza il sistema informativo non è assimilabile al sistema informatico. Il sistema informativo dà all’organizzazione una sua soggettività, consentendole di reagire alle mutazioni dell’ambiente in modo rapido ed efficace. Ma per essere “soggetto collettivo” l’organizzazione ha bisogno di “soggetti individuali” che le consentono di operare nell’ambiente con un apprendimento continuo. Ne deriva la necessità di valorizzare la conoscenza dei lavoratori che a sua volta consente la conoscenza collettiva dell’organizzazione.