Knowledge Worker e Learning Organization

di Stefano Gorla

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Lavoratori della Conoscenza, così si definiscono i lavoratori coinvolti nelle trasformazioni tecnologiche. La rivoluzione digitale oggi porta a rapidi cambiamenti sociali e la struttura produttiva deve trasformarsi in Learning Organization

Knowledge Worker

I sistemi informativi si sono ormai evoluti al punto che le informazioni disponibili all’interno della PA hanno registrato una crescita esponenziale. Ne deriva la necessità di gestire questa massa di dati al fine di poter prendere delle decisioni sempre più rispondenti alle problematiche affrontate. Saper organizzare e condividere le informazioni è un imperativo ineludibile. I fatti dimostrano che il semplice impiego di una piattaforma ICT diretta alla gestione dei processi non è sufficiente. È sempre più evidente che la risposta è nel fattore umano. I lavoratori, coinvolti nelle trasformazioni tecnologiche, sono ormai definibili come Knowledge Workers, ossia “Lavoratori della Conoscenza”.

Il punto è che non si tratta di una specifica figura professionale, ma di una definizione che si appropria dell’insieme dei lavoratori coinvolti nel cambiamento dei processi produttivi attraverso l’ICT. L’economista Peter Drucker ha coniato il termine “Knowledge worker” per indicare coloro che lavorano principalmente con le informazioni. Tuttavia questi lavoratori devono saper far emergere le informazioni di importanza fondamentale per assicurare un vantaggio competitivo all’organizzazione di appartenenza. L’aspetto cruciale è rappresentato dalla condivisione: solo se il lavoratore è in grado di percepire la trasmissione delle conoscenze con un feedback retroattivo sulla propria attività è possibile
ottenere un sapere condiviso all’interno dell’organizzazione.

Ne consegue che accanto all’impiego delle piattaforme ICT per il Knowledge Management è necessario che la PA consideri il “Knowledge Sharing”. Emerge quindi, accanto al knowledge worker generico che dovrebbe riguardare tutti i lavoratori
della PA che lavorano con le informazioni trattate con ICT, la figura di quello specialistico. In questo secondo caso le competenze richieste sono il saper gestire le associazioni logiche fra le informazioni e il saper comunicare ai policy makers i risultati della ricerca. Questo tipo di lavoratore gode di un grado elevato di autonomia e, creando valore aggiunto con l’informazione, produce un output intangibile sotto forma di servizi, innovazioni, integrazioni. Il Knowledge worker, secondo Drucker, lavora per obiettivi strategici e non considera il suo datore di lavoro come semplice controparte contrattuale ma come fornitore di opportunità professionali. Il Knowledge worker lavora per investire su se stesso cercando di rispondere alle reponsabilità affidategli con lealtà e risultati.

Secondo Drucker (in Post-Capitalist Society, New York: Harper Business, 1993) la conoscenza oggi assume un ruolo fondamentale: è “la” piuttosto che “una” risorsa. La conoscenza diventa il fattore di produzione cruciale: «Le attività centrali nella creazione di ricchezza non saranno né l’allocazione di capitali in impieghi produttivi né il “lavoro” […]. Il valore oggi è creato dalla produttività e dall’innovazione, che sono tutte e due applicazioni della conoscenza al lavoro». I knowledge workers, che ora costituiscono il 35-40% della forza lavoro, diventeranno pertanto il gruppo sociale che conta.

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