Gli archivi digitali: la situazione italiana

di Sabina Pugliese

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L'Italia è un Paese ricco di contenuti storici. Le modalità con cui questo materiale è conservato e consultabile risultano ormai obsolete. Si rende necessario, dunque, un processo di rinnovamento

«È a partire dai primi anni ’90, con la dilatazione di Internet conseguente all’affermazione del Web, che l’utilizzazione di tecniche e pratiche di consultazione e di ricerca legate all’uso dei computer e della rete ha assunto connotati fortemente pervasivi, che toccano pressocchè ogni aspetto e ogni settore della ricerca storica». Questo è quanto afferma il professor Rolando Minuti dell’Università di Firenze, autore del testo “Internet e il mestiere di storico. Riflessioni sulle incertezze di una mutazione”. Tuttavia è bene specificare che, sebbene la ricerca storica si avvalga di tecniche molto avanzate, l’offerta nazionale di servizi in tale ambito è estremamente imbarazzante se confrontata con altre realtà europee.

È infatti dalla ricerca che parte il lavoro degli storici, i quali si avvalgono di studi precedenti e testi più o meno antichi presenti presso varie strutture pubbliche e private, come ad esempio le biblioteche, collezioni private e gli archivi di Stato. Sebbene negli ultimi decenni si sia diffusa in modo capillare la catalogazione bibliotecaria per codice ISBN, un codice che consente di rintracciare un libro in modo univoco sul mercato mondiale (come ad esempio è possibile osservare sul sito www.anobii.it), ben diversa è la situazione per quanto concerne l’archiviazione di fonti uniche come i manoscritti medievali e altre fonti similari. Questo problema non deriva dalla rintracciabilità della risorsa, in quanto qualsiasi biblioteca può fornire un indice analitico dei lavori presenti sui propri scaffali, quanto dalla visualizzazione degli stessi.

I testi antichi, infatti, sono molto vulnerabili alla luce, all’umidità e persino gli sbalzi di temperatura possono danneggiare questi supporti. Sarebbe pertanto opportuno poterne usufruire in altro modo, ad esempio consultandoli in formato elettronico: uno scanner di testi potrebbe senz’altro sopperire alla necessità di sfogliarli manualmente. Da questo punto di vista l’Italia non è sicuramente tra i primi posti, occupati a maggior ragione da altri paesi, sebbene la nostra collezione nazionale di testi antichi sia molto consistente.