Gli archivi digitali: la situazione italiana

di Sabina Pugliese

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L'Italia è un Paese ricco di contenuti storici. Le modalità con cui questo materiale è conservato e consultabile risultano ormai obsolete. Si rende necessario, dunque, un processo di rinnovamento

Ancora sono poche le imprese che si avventurano in esperienze in questo campo, anche se un prodotto merita di essere citato: l’Eighteenth Century Collections Online, una biblioteca allargata presente in rete che mette a disposizione di storici del diciottesimo secolo una raccolta di microfilm a pagamento. Seppur il prezzo degli abbonamenti a tale biblioteca risulti elevato, è comunque da sottolineare la riuscita dell’operazione, che consente l’accessibilità al materiale altrimenti di difficile reperibilità.

Realizzata dalla Cenfor International, azienda che fornisce servizi e soluzioni elettroniche alle biblioteche, con l’appoggio della Gale, casa editrice, l’applicazione è solitamente chiamata con l’acronimo ECCO, e «costituisce l’equivalente digitale di “The Eighteenth Century”, la più ampia raccolta in microfilm di libri stampati nel diciottesimo secolo, edita da Primary Source Microfilm. Comprende 150.000 opere – per un totale di oltre 33 milioni di pagine». Questa è la più ampia raccolta in microfilm di libri stampati nel diciottesimo secolo, edita da Primary Source Microfilm (come si legge sul sito della Cenfor).

Gli spunti, quindi, non mancano per poter realizzare anche in Italia un progetto globale di conservazione e consultazione di risorse storiche. Le singole istituzioni si stanno attivando, molto è già stato fatto, come ad esempio la biblioteca online dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole, o Liber liber, una biblioteca telematica privata accessibile gratuitamente, che consente di scaricare classici della letteratura e numerosi brani audio in formato mp3. Ciò che ora sarebbe auspicabile, è la concertazione di questi sforzi da parte di un ente governativo che ne garantisca l’interoperabilità dei sistemi e un’accessibilità globale.

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