Comunicare online senza discriminazioni

di Rossella Bianco

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L'e-government è un'arma formidabile per la PA ma è necessario tenere in massima considerazione il pubblico a cui ci si rivolge, i particolare le fasce di utenza più "deboli"

Accade spesso, invece, che molte categorie di utenti diversamente abili non hanno la possibilità di accedere alle grandi opportunità offerte dalle nuove tecnologie: queste ultime, al contrario, sono in grado di supportare l’inclusione lavorativa e sociale delle persone affette da handicap fisici e psichici.

Tutte le forme del Digital Divide

Digital divide è l’espressione con cui si identificano le disparità nell’accesso e nell’uso delle tecnologie: la disuguaglianza digitale è quindi l’ostacolo che alcune classi sociali o interi Paesi riscontrano nel servirsi delle nuove tecnologie.

Tale fenomeno interessa non solo il divario tra paesi ricchi e poveri, ma anche le disparità all’interno di uno stesso Paese: disparità generate dal reddito, oppure da fattori quali l’età, il grado di istruzione, l’assenza di infrastrutture. La discriminazione digitale può essere quindi di varia natura e interessare gli anziani, coloro che non conoscono la lingua inglese, le persone diversamente abili, i gruppi sociali più poveri.

Il tema dell’accesso da parte dei disabili alle nuove tecnologie è stato considerato fondamentale nell’ambito dell’Unione Europea già dal primo Piano “eEurope – Una società dell’informazione per tutti” del 1999, il cui scopo principale era quello di sollecitare la diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e fare in modo che tutti i cittadini europei potessero avervi accesso.

In Italia, ad esempio, la Legge Stanca (“Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”), ha rappresentato un importante passo avanti in questo ambito perché ha reso possibile – almeno in parte – l’abbattimento delle barriere digitali per gli oltre tre milioni di disabili italiani. La Legge Stanca è stata quindi emanata allo scopo di attenuare quanto più possibile il digital divide e di rendere i siti Web delle pubbliche amministrazioni universalmente accessibili ed usabili.

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