PA più produttiva con i sistemi incentivanti

di Alessia Valentini

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Applicare sistemi incentivanti efficaci evitando favoritismi: l'esempio dell'Università di Padova rappresenta una caso d'eccellenza nella PA. Ma c'è dell'altro, come la "teoria delle finestre rotte"

Oltre i luoghi comuni e le proposte teoriche, è interessante esaminare alcune realtà locali in cui si è verificato un aumento di produttività attraverso accorgimenti apparentemente indiretti che hanno invece contribuito in modo determinante all’aumento di produttività e alla qualità generale del servizio pubblico reso ai cittadini. Gli interventi possibili possono riguardare: l’ambiente di lavoro, il sistema degli incentivi, gli strumenti di lavoro e la formazione.

Denominatore comune dei casi riportati è l’approccio per piccoli passi, ovvero per generare un cambiamento duraturo e stabile nel tempo, si effettua un primo intervento mirato e localizzato che generi un risultato efficace e visibile.

Questo successo genera una percezione di miglioramento della qualità nell’ambito di applicazione (sia esso un ufficio, un servizio o un processo organizzativo), ed influenza positivamente la partecipazione ad un ulteriore serie di piccoli cambiamenti. I piccoli impatti producono piccole resistenze che sono così facilmente superabili e consentono di arrivare reiterando il processo, ad una generale ottimizzazione del sistema.

Sistemi incentivanti senza clientelismi

Un approccio diverso è quello basato sugli incentivi. In questo caso si cerca di istituire un sistema di valutazione della produttività che consenta al lavoratore di vedere riconosciuti tangibilmente i suoi sforzi e al cittadino di usufruire di servizi efficaci e di migliore qualità.

L’Università degli studi di Padova per il periodo ’96/’97 aveva istituito uno specifico fondo di produttività collettiva e miglioramento dei servizi. Il Fondo era diviso in quote: 20% del fondo riservato alla gestione centralizzata dell’incentivazione di carattere generale e progettuale (formazione, supplenze, incentivi per straordinari fuori sede, trasferimenti di struttura, progetti di ateneo, fondo di riserva) e 80% ripartito tra tutte le strutture in parte per “rischio, uso di videoterminali, turni, disagio da pubblico” e in parte, destinato al miglioramento della produttività collettiva di struttura.