PA più produttiva con i sistemi incentivanti

di Alessia Valentini

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Applicare sistemi incentivanti efficaci evitando favoritismi: l'esempio dell'Università di Padova rappresenta una caso d'eccellenza nella PA. Ma c'è dell'altro, come la "teoria delle finestre rotte"

Ogni struttura doveva elaborare un piano di incentivazione della produttività collettiva e del miglioramento dei servizi della struttura sulla base degli obiettivi generali dell’ateneo e di obiettivi specifici della struttura stessa.

Gli obiettivi generali dell’ateneo riguardavano la costituzione del sistema informativo e lo sviluppo dei metodi di controllo di gestione, un’organizzazione del lavoro più elastica ed efficiente, l’estensione dell’orario di funzionamento dei servizi per venire maggiormente incontro alle esigenze dell’utenza e la valorizzazione della formazione del personale, mirata alle specifiche esigenze delle diverse strutture. Si perseguiva inoltre la trasparenza dell’attività e una comunicazione completa e rapida a tutti i livelli, oltre a migliori condizioni di igiene e sicurezza nelle strutture dell’Ateneo.

Per le singole strutture era richiesto che fossero indicati obiettivi specifici, sia nell’ambito di quelli generali indicati dall’Ateneo, che in relazione alle specifiche condizioni ed esigenze della struttura stessa. Tali obiettivi sarebbero stati soggetti ad un processo di valutazione e approvazione per la destinazione e valorizzazione del budget a disposizione della struttura stessa.

Per ogni progetto afferente ad una struttura si doveva esplicitare gli obiettivi specifici, indicare il metodo di valutazione per il suo raggiungimento, citare il nominativo e la funzione specifica di ciascun dipendente coinvolto e infine indicare l’importo finanziario globale assegnato a ciascun progetto.

In questo caso il tipico problema della misurazione è stato superato grazie alla conoscenza intrinseca del capo della struttura rispetto agli obiettivi per ogni progetto, come pure la valutazione per il raggiungimento degli obiettivi era delegata al responsabile della struttura che però avrebbe dovuto interagire con il personale coinvolto e in modo trasparente pubblicare delle tabelle di valutazione.

Il dipendente che non avesse condiviso la valutazione poteva appellarsi all’organo di controllo collegiale e chiedere una revisione. Tutto doveva avvenire nella massima trasparenza e a tal proposito si richiedeva la pubblicazione delle tabelle, delle quote e dei risultati mediante affissione all’albo della struttura, esplicitazione e condivisione del file relativo in rete, pubblicazione sulla home page internet della struttura, ecc. In questo modo si garantiva l’impossibilità di procedure clientelari e di favoritismi.

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