La Manovra 2026 introduce una misura attesa da centinaia di migliaia di dipendenti pubblici: la riduzione dei tempi di pagamento del Trattamento di Fine Servizio (TFS). Dal prossimo anno, il termine per la liquidazione scenderà da dodici a nove mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro per raggiunti requisiti pensionistici.
Obiettivo, accogliere le istanze della Corte Costituzionale e dell’INPS su questo delicato tema ed accorciare le distanze rispetto ai tempi di pagamento del TFS previsti nel settore privato.
TFS dopo 9 mesi dal pensionamento
Al momento, il TFS destinato a dipendenti pubblici in regime di indennità di fine servizio (IPS) ed il TFR pubblico sono liquidati non prima di 12 mesi dal momento in cui il lavoratore matura il diritto alla pensione. A partire dal 1° gennaio 2026, la prima rata sarà invece erogata entro 9 mesi dalla data di decorrenza della pensione. La disposizione è contenuta nel disegno di legge di bilancio 2026 e interviene sull’articolo 3 del decreto-legge n. 79 del 1997 e sulle successive modifiche introdotte dal decreto-legge n. 4 del 2019.
La misura riguarda i lavoratori delle amministrazioni pubbliche iscritti alle gestioni ex INPDAP oggi confluite nell’INPS Gestione Dipendenti Pubblici:
- dipendenti statali e delle amministrazioni centrali;
- docenti e personale ATA della scuola;
- dipendenti degli enti locali e del Servizio Sanitario Nazionale;
- personale civile e militare delle Forze armate e delle Forze di polizia.
La riduzione dei tempi di attesa si applica a tutte le cause di cessazione per pensionamento (vecchiaia, anticipata o di anzianità) ma non modifica la disciplina per i casi di cessazione volontaria o licenziamento, per i quali i termini restano invariati.
Liquidazione TFS a rate annuali
Il termine di nove mesi si riferisce all’accredito della prima rata, le successive saranno liquidate a distanza di dodici mesi l’una dall’altra. Resta invece confermata la rateizzazione degli importi superiori a 50.000 euro, introdotta dal decreto-legge n. 201/2011 (riforma Monti-Fornero):
- fino a 50.000 euro, pagamento in un’unica soluzione;
- tra 50.000 e 100.000 euro, due rate annuali;
- oltre 100.000 euro, tre rate annuali.
Esempio: un dipendente pubblico che cesserà il servizio per pensionamento il 31 dicembre 2025 e maturerà un TFS di 80.000 euro riceverà la prima rata di 50.000 euro entro il 30 settembre 2026 e la seconda rata di 30.000 euro entro il 30 settembre 2027. Fino al 2025, lo stesso lavoratore avrebbe dovuto attendere fino a dicembre 2026 per ricevere la prima tranche: la nuova norma anticipa quindi la liquidazione di tre mesi, accorciando significativamente i tempi d’attesa per la prima erogazione.
Restano attivi i prestiti ponte
Parallelamente, resta confermata la possibilità di richiedere l’anticipo TFS/TFR tramite i canali bancari convenzionati con l’INPS. Il servizio consente di ottenere, in un’unica soluzione, l’importo spettante (fino a 45.000 euro) a condizioni agevolate, restituendo la somma una volta che l’Istituto eroga ufficialmente l’indennità. L’anticipazione continuerà ad applicarsi anche a chi maturerà la pensione nel 2026, ma beneficerà del nuovo termine ridotto di 9 mesi.
Armonizzazione TFR e TFS
L’obiettivo della misura in Manovra 2026 è quello è ridurre il gap temporale che penalizza i lavoratori pubblici rispetto ai dipendenti del settore privato, i quali percepiscono il TFR immediatamente alla cessazione del rapporto di lavoro.
La riduzione a 9 mesi media tra esigenze di bilancio e tutela dei lavoratori: il Governo ha infatti stimato un impatto finanziario sostenibile, distribuito su più esercizi, anche grazie alla gradualità della misura e al mantenimento della rateizzazione.
L’intervento sul TFS rappresenta un primo passo verso un possibile riordino dei trattamenti di fine rapporto nel pubblico impiego. L’obiettivo, indicato nel Piano di revisione della spesa pubblica 2025–2027, è infatti quello di avvicinare progressivamente le regole del pubblico e del privato, pur tenendo conto delle specificità dei regimi previdenziali e contrattuali