Lavoro agile nella PA: più cultura del risultato

di Teresa Barone

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Presentata a Roma la direttiva che introduce lo Smart Working nel pubblico impiego.

Il lavoro agile arriva anche nella Pubblica Amministrazione grazie a una specifica direttiva illustrata a Palazzo Chigi dalla Ministra Marianna Madia e da Maria Elena Boschi, Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio.

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Entro tre anni e grazie allo stanziamento di risorse fino a 5milioni di euro, sarà almeno il 10% dei dipendenti pubblici a beneficiare dello Smart Working, senza che questa scelta limiti o modifichi il loro percorso di sviluppo professionale.

Un valore aggiunto quindi, ma anche una risorsa per la PA che darà importanza agli obiettivi raggiunti e non alle ore lavorate, come ha sottolineato Marianna Madia.

«L’obiettivo – ha sottolineato Madia – è che la qualità dei servizi non diminuisca. Credo che tutto ciò porterà a dei risparmi. Il lavoro agile rappresenta un’importante politica di conciliazione ma è riduttivo considerarlo solo misura di conciliazione: è molto di più, è una modalità di cambiamento del lavoro potente che mette al centro la tecnologia, capace di sfruttare le potenzialità del nostro tempo.»

Alla base della direttiva c’è anche l’analisi approfondita dei contratti siglati tra alcuni grandi gruppi aziendali e i sindacati, ma anche l’apertura verso i suggerimenti e le osservazioni che arrivano dai cittadini.

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«La Pubblica amministrazione aprirà, in modo convinto, la strada al lavoro agile nel Paese.»

Queste le parole di Maria Elena Boschi, la quale ha aggiunto:

«La direttiva si rivolge in modo particolare alle donne, che pagano il prezzo di un’eccessiva rigidità di spazi e orari di lavoro, ma crediamo che possa essere la coppia a valutare se sia la donna o l’uomo a sfruttare questa possibilità, superando così alcuni stereotipi.»

Fonte immagine: Shutterstock

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