Mobile payment: poco usato ma con successo

di Barbara Weisz

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I più diffusi sono i sistemi di remote payment, ma il segmento più vivace è il mobile commerce. L'analisi della School of Management del Polimi

I pagamenti via cellulare sono ancora rari in Italia, nonostante l’85% della popolazione abbia un telefonino e una persona su tre uno smartphone. Ma i pochi utenti che ci sono, registrano un tasso di soddisfazione elevato. Fra i sistemi di mobile payment, quello più diffuso è il mobile remote payment, che prevede il pagamento con il cellulare di servizi come le ricariche telefoniche, che però registra nel 2010 una crescita solo marginale.

Più vivace il mobile commerce, con oltre 20 dei primi 100 operatori di commercio elettronico che hanno attivato il canale mobile, per un giro d’affari da 12 milioni di euro. Quasi fermi invece i servizi di mobile proximity payment, relativi a pagamenti elettronici in cui è necessaria una vicinanza fisica fra l’acquirente e il venditore del prodotto. Il settore è stato fotografato ieri al convegno “Mobile payment: fra aspettative e realtà“, promosso dall’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano.

La ricerca, spiega Alessandro Perego, responsabile scientifico Osservatorio NFC & Mobile Payment della School of Management del Politecnico di Milano, ha censito “107 servizi di mobile payment in Italia nel 2010, rispetto ai 78 disponibili nel 2009”. Il Remote Payment, il paradigma più diffuso, “cresce poco in termini di offerta”, con 65 servizi nel 2010 (dai 63 del 2009) che riguardano: pagamento della sosta (39), ricariche telefoniche (12), pagamento biglietti per trasporti urbani, taxi o treni (5), e altri nove di natura diversa fra cui assicurazioni e servizi della pubblica amministrazione. Il mercato vale quasi 200 milioni di euro, per il 78% rappresentato da pagamento sosta e ricariche telefoniche. Secondo Perego “mancano ancora progetti a larga diffusione, comparabili con i migliori progetti a livello mondiale” e fra i punti maggiormente critici l’esperto evidenzia “la mancanza di circolarità dei servizi, la complessità del processo di attivazione per l’utente e la ridotta attività promozionale”.

“Anche in ambito internazionale, a onor del vero, il mercato del Mobile remote payment è caratterizzato da una elevata turbolenza” commenta Filippo Renga, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio NFC & Mobile Payment, che tuttavia identifica una decina di casi di successo. Ad esempio Plusdial, che ha venduto dal 2002 oltre 53 milioni di biglietti del trasporto pubblico locale in Svezia, Finlandia, Belgio, Turchia, oppure PingPong in Belgio, che offre una piattaforma di servizi fra cui il pagamento della sosta via sms (ad Anversa utilizzato nel 50% dei casi), e poi ancora alcuni servizi della piattaforma GCash nelle Filippine, Obopay in Usa, Africa e India, M-Parking in Estonia.

Gli utilizzatori dei servizi di Mobile Remote Payment in Italia sono meno dell’1% degli utenti di telefonia mobile. Ma ad esempio fra coloro che pagano la sosta via mobile, c’è un tasso di soddisfazione elevato (55%), e un frequente utilizzo (68%). Il servizio è apprezzato per la comodità, 61%, la velocità del pagamento, 53%, la grande facilità, 61%. Chi usa questi servizi nel 73% dei casi è molto interessato a provarne altri.

Il Mobile proximity payment è praticamente inesistente (un solo esperimento pilota), mentre iniziano a diffondersi le carte contactless (carte di credito/smart card e altri dispositivi per pagamenti senza contatto): ne sono state emesse oltre 350mila nel 2010, e sono stati abilitati qualche migliaio di Pos contactless. Gli utenti usano questi pagamenti in media otto volte al mese con uno scontrino medio di 3,6 euro. Nel mondo, le iniziative più di successo si registrano in Giappone (60 milioni di telefonini con antenna NFC, oltre un milione di esercenti con Pos contactless). Altri esempi, Payez Mobile a Nizza in Francia (2500 telefoni distribuiti e mille retailer coinvolti), Mobile Shopping a Sitges, in Spagna (1500 utenti e 500 esercenti), Visa PayWave a New York e ancora PingPong in Belgio.

Infine il mobile commerce, che vanta il maggiori aumento dell’offerta di servizi (38, dai 12 del 2009). Di questi, 13 riguardano il settore del fashion, 5 il traporto, 4 i biglietti di cinema o teatro, 4 il pagamento degli hotel e 12 di natura diversa, fra cui siti come eBay e Amazon. Il mercato è vivace ma ancora limitato, vale qualche decimo di punto sul totale dell’ecommerce ed è indietro rispetto a paesi come la Gran Bretagna, dove la sola eBay su mobile ha un valore del transato cinque volte superiore al totale del settore in Italia.

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