Low cost di qualità, una nuova frontiera

di Barbara Weisz

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Il settore in Italia è cresciuto del 13,5% nel 2010 e vale 76,8 mld. Gettonati abbigliamento, prodotti per la casa, viaggi. L'indagine Assolowcost

A parità di prezzo conta il valore. Ma a parità di valore conta il prezzo. E i consumatori sono sempre più consapevoli del fatto che “un prezzo elevato non è sempre sinonimo di una qualità altrettanto elevata”. Viceversa, esiste ormai in tutto il mondo un mercato fiorente di prodotti che hanno un costo contenuto ma garantiscono uno standard notevole. È il “low cost di qualità“, un settore che in Italia vale 76,8 miliardi di euro (dati 2010), con un incremento del +13,53% sul 2009. Le stime sono di Assolowcost, che in un rapporto ha analizzato il mercato e ha condotto un’indagine sui consumatori per valutare il modo in cui stanno cambiando i comportamenti d’acquisto.

Emerge la figura di un consumatore sempre più responsabile soprattutto dal punto di vista del rapporto qualità prezzo: il risparmio è considerato importante dall’86,3% del campione, e ancor più precisamente è molto importante nel 50,4% dei casi e abbastanza importante per il 35,9%.

Il 48,8% dichiara di aver acquistato prodotti o servizi low cost di qualità nel corso del 2010, e fra coloro che invece non lo hanno fatto, il 52% spiega di non averne mai avuto occasione. Interessanti le rispsote relative ai fattori che possono convincere una persona a pagare un prezzo più alto: il 38,6% risponde indicando l’attenzione del prodotto o del servizio all’ambiente, al sociale o alla salute, il 33,8% una qualità superiore alla media. La griffe, invece, conta relativamente poco, è ritenuta importante dal 9,4% del campione. Il 6,1% punta invece su prodotti di ultima generazioni o all’avanguardia, il 4,6% su personalizzazione e articoli su misura. 

Alla base c’è un atteggiamento di grande cautela sulla percezione del proprio potere d’acquisto. Il 40,9% ritiene che sia rimasto invariato rispetto all’anno precedente (e questo è già un dato relativamente negativo, perchè il 2009 aveva visto una contrazione), e il 36,6% ha visto una riduzione della propria capacità di spesa. C’è poi un 21,8% che indica invece un miglioramento.

Un altro dato interessante riguarda il fatto che il 49,5% degli italiani, in pratica la metà, ritene che i prodotti low cost si rivolgano a tutti, non a particolari categorie di consuamtori come i giovani (cosa che invece pensa il 27,3%) o le famiglie a basso reddito (17,5%). La principale leva d’acquisto è il prezzo, 66%, seguito dalla possibilità di togliersi qualche sfizio, 18,9%. 

Infine, i settori merceologici. La parte del leone spetta ad abbigliamento e accessori, 68,5%, seguito da arredamento e prodotti per la casa, 53,1%, viaggi, 38,5%, trasporti, 35,6%, alimentari, 35,1%, divertimenti e svaghi, 30,5%, tecnologia, 21,5%.

Pur contando ancora poco, registrano incrementi importanti le assicurazioni, i servizi bancari, i servizi sanitari, oltre a segmenti che sono già maggiormente consolidati come l’alimentare e l’abbigliamento.