Intesa San Paolo, più manager nel cdg

di Serena Frattini

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Tre dei top manager del Gruppo dovrebbero entrare a far parte del Consiglio di Gestione dal 2013,

Il nuovo obiettivo di Banca Intesa Sanpaolo è quello di diventare più efficiente a scapito delle scelte politiche, a dare man forte a questa nuova impostazione la scelta dei facenti parte dell’élite decisiva, più noto come Consiglio di Gestione.

Sembrerebbe salire a 11 il numero dei suoi membri, di cui 6 amministrativi, l’amministratore delegato Enrico Tomaso Cucchiani, due vicepresidenti, scelti nella sfera delle fondazioni e fino a 4 top manager che si andranno ad aggiungere al consigliere delegato.

La riunione tra i consigli della banca ha focalizzato la nuova governance che prevede dei ritocchi dello statuto – nato in occasione della fusione tra Intesa e Sanpaolo nel 2006 – al fine di «assicurare un maggior grado di rispondenza del consiglio di gestione, nella sua dimensione collegiale, ai connotati di marcata esecutività che si riconoscono tipici dell’organo di gestione nel sistema di governance dualistico e a conseguire allo stesso tempo uno snellimento delle procedure interne». Il cambiamento dell’articolo 13 dello statuto, prevede quindi l’aumento dei membri del Cdg, da 7 a 11, tra cui top manager scelti tra i dirigenti delle società del Gruppo, «due qualora il Consiglio di Gestione sia composto da sette o otto membri, tre qualora sia composto da nove o dieci membri, quattro qualora sia composto da undici membri».

La proposta, che è stata dunque approvata all’unanimità dal Consiglio di Gestione, organo abilitato agli interventi di ritocco, per essere definitiva l’ultima parola spetta al Consiglio di Sorveglianza, che sceglierà il numero definitivo dei membri del Consiglio e i nomi dei manager entreranno a farvi parte.

Oltre a un considerevole aumento della presenza manageriale nel Cdg, è stata approvata l’introduzione delle quote rosa secondo il principio di «parità di accesso» agli organi di amministrazione e controllo delle società quotate. Si prevede pertanto anche l’inserimento di un 20% riservato alle donne.

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