MPS, aumento di capitale e polemiche

di Roberto Rais

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L'assemblea straordinaria Mps si conclude con l'aumento di capitale e con modifiche statutarie gradite anche dalla Fondazione.

Andamento deludente, quello di ieri, per il titolo MPS. Colpa della correlazione sempre più stretta che si sta creando tra la banca senese e il debito sovrano, visto e considerato che da più parti l’istituto di credito toscano è considerata quale terminale di un processo di implicito salvataggio che vede lo Stato protagonista indiscusso.

Praticamente indifferente è invece stato l’impatto dell’assemblea straordinaria, che dopo una serie di tensioni e di polemiche (tutt’altro che inaspettate) da parte di alcuni gruppi di piccoli azionisti, è riuscita ad approvare con una vasta maggioranza la facoltà per il consiglio di amministrazione di deliberare un futuro aumento di capitale da 1 miliardo di euro, e diverse modfiiche statutarie “sponsorizzate” dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

Proprio l’ente fondativo, azionista di maggioranza (ma in corso di rapido ridimensionamento) ha sottolineato per voce del suo presidente Gabriello Mancini, come le novità di ieri consentano di fare chiarezza “sui ruoli e sulle responsabilità di azionisti, amministratori e management”, permettendo al consiglio di amministrazione maggiori funzioni di gestione, e dall’altro assegnando all’amministratore delegato “le deleghe operative necessarie per una banca moderna, quotata e non locale”.

Tra le modifiche applicate, spicca quella dell’articolo 17 dello statuto, che ora attribuisce all’amministratore delegato Fabrizio Viola i poteri di proposta in materia di nomina e di revoca dei responsabili di direzione e dei responsabilità delle strutture a riporto diretto dello stesso. Al presidente del consiglio di amministrazione, Alessandro Profumo, vengono invece attribuiti i poter di proposta di nomina e di revoca dei responsabili delle strutture a riporto interno del Cda o la sola Area di revisione interna.

Infine, un cenno alle modifiche dell’articolo 13 dello statuto, che permettono – in tema di dismissioni – che sia il solo consiglio di amministrazione a poterle autorizzare, senza alcun apssaggio obbligato in assemblea societaria.

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