Ford chiude stabilimento in Belgio, a rischio 4.300 posti di lavoro

di Roberto Rais

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Ford chiuderà uno stabilimento auto a Genk, in Belgio: a rischio 4.300 posti di lavoro più altri 6.500 dell'indotto.

Il gruppo automobilistico Ford, uno dei leader internazionali del comparto, ha annunciato di voler cessare la produzione nello stabilimento di Genk, in Belgio, entro la fine del 2014. Come precisato da uno stesso comunicato emesso dalla sede europea del costruttore statunitense, la chiusura comporterà il taglio di circa 4.300 posti di lavoro, contribuendo in tal modo a raggiungere gli obiettivi che l’azienda ha imposto nel proprio programma di riorganizzazione delle attività nel vecchio Continente, finalizzato a sua volta a fronteggiare la contrazione del 20% della domanda di auto.

A parlare apertamente della decisione è stato l’amministratore delegato di Ford Europa, Stephen Odell, che ha sostenuto come la “ristrutturazione delle nostre sedi europee è una parte fondamentale del nostro piano per rafforzarel a struttura e tornare a crescere”. La decisione non sarà tuttavia priva di gravi ricadute per la regione, visto e considerato che lo stabilimento di Genk era il più importante impianto industriale della regione fiamminga del Limburgo, e che comprendendo l’indotto, fornisce lavoro a 10.500 persone.

Proprio sul rischio di una gravissima conseguenza sociale nell’area belga, Odell ha voluto precisare come la compagine comprenda l’impatto che la chiusura avrà sulla forza lavoro a Genk, sulle famiglie e sui fornitori e, proprio per tale motivo, Ford si impegnerà a mettere in atto tutte le misure per ridurre l’incidenza sui lavoratori.

La notizia proveniente dal Belgio non può che aver avuto degli effetti anche all’interno delle altre principali compagnie automobilistiche che operano in Europa, alle prese con un’emorragia di vendite che non sembra aver mostrato segni di attenuazione.

Lo “spunto” offerto da Ford potrebbe essere preso al balzo da altri partner internazionali alle prese con la necessità di ritrovare la redditività perduta, puntando sulla riduzione del costo del lavoro, piuttosto che sulla scommessa su innovazione e ricerca.