Istat: Pil a -5% e rapporto deficit Pil a quota 5,3% nel 2009

di Emanuele Menietti

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Complice la crisi economica, non giungono segnali incoraggianti dall'ultimo rapporto sui conti economici nazionali. Secondo i calcoli Istat, il Pil italiano ha raggiunto quota -5%, mentre il deficit è aumentato notevolmente

Contrazione pari a cinque punti percentuali del Prodotto interno lordo e rapporto tra deficit e Pil intorno al 5,3% in Italia. I dati sull’andamento dell’economia in Italia nel corso del 2009 sono stati da poco comunicati dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) e indicano una delle peggiori prestazioni registrate nel nostro paese a partire dal 1971, a testimonianza degli effetti deleteri della crisi economica.

«Nel 2009 il valore del Pil ai prezzi di mercato è stato pari a 1.520.870 milioni di Euro correnti, con una diminuzione del 3,0 per cento rispetto al 2008. Il Pil nel 2009, espresso ai prezzi dell’anno precedente, è diminuito del 5,0 per cento» scrivono gli analisti dell’Istat nel rapporto da poco pubblicato. Il dato sul fronte del Pil colloca l’Italia in una media europea all’insegna delle prestazioni negative con la Francia a -2,2% e con Germania e Regno Unito intorno a -5 punti percentuali. Nel nostro paese la diminuzione del Pil ha comportato una sensibile riduzione delle risorse disponibili con una contrazione pari al 7,2%, accompagnata da un calo delle importazioni di beni e servizi del 14,5%.

L’andamento dell’economia ha comportato anche una sensibile variazione del rapporto tra deficit e prodotto interno lordo, dato che ha superato il 5,3% nel corso del 2009. Un aumento considerevole, specie alla luce del 2,7% fatto registrare nel corso del 2008, ma previsto dal governo. Il saldo primario italiano è così tornato in territorio negativo portandosi a quota -0,6%, un dato ben distante dal +2,5% rilevato nel corso del 2008 e dalla precedente serie storica in positivo dal 1991.

Secondo un primo calcolo eseguito dagli esperti dell’agenzia di stampa Reuters, il rapporto tra debito e Pil avrebbe raggiunto il 115,8% facendo registrare un balzo notevole e di circa 10 punti percentuali rispetto al 2008. Se confermato, il valore sarebbe quasi superiore di un punto percentuale rispetto a quanto previsto dal governo, che aveva ipotizzato un dato intorno ai 115,1 punti percentuali. Le cautele adottate dall’esecutivo italiano avrebbero comunque consentito di arginare l’indebitamento con maggiore incisività rispetto ad alcuni altri stati europei, dove le politiche per stimolare l’economia hanno portato a un maggior disavanzo.

«Le entrate totali, pari al 47,2 per cento del Pil, sono diminuite dell’1,9 per cento rispetto all’anno precedente (erano cresciute dell’1,1 per cento nel 2008). La più contenuta riduzione delle entrate complessive rispetto alle entrate correnti è da ascrivere all’aumento di introiti di carattere straordinario registrati in conto capitale. In particolare, fra le imposte in conto capitale sono classificati i prelievi operati in base al c. d. scudo fiscale […] per un importo di circa 5 miliardi di Euro» scrivono gli analisti dell’Istat nel rapporto, confermando sostanzialmente quanto previsto sul fronte degli introiti derivanti dalla discussa operazione per il rientro dei capitali detenuti illecitamente all’estero.

Infine, secondo l’Istat la pressione fiscale complessiva è risultata pari ai 43,2 punti percentuali, con un incremento su base annua di 0,3 punti. Un risultato dovuto in primo luogo all’effetto di contrazione del Prodotto interno lordo «superiore a quella complessivamente registrata dal gettito fiscale e parafiscale, la cui dinamica negativa (meno 2,3 per cento) è stata attenuata da quella, in forte aumento, delle imposte in conto capitale (cresciute in valore assoluto di quasi 12 miliardi di Euro)». Le imposte dirette hanno subito una contrazione pari a 7,1 punti percentuali, mentre quelle indirette sono diminuite del 4,2%.

I dati sui conti economici nazionali testimoniano la presenza di numerose criticità, principalmente dovute agli effetti della crisi economica. Secondo numerosi osservatori, i primi spiragli di ripresa potrebbero consentire al Pil di risalire la china in tempi relativamente brevi, frenando così le dinamiche legate al deficit. L’aspettativa per il Pil per il 2010 è pari agli 1,1 punti percentuali per il governo, dato sostanzialmente condiviso dall’Ocse e dal Fondo monetario, che cautamente colloca la previsione intorno all’1%.

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