Basilea 3: requisiti patrimoniali più severi per l’operatività delle banche

di Giuseppina Di Martino

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Basilea 3: a quasi un anno dal via libera da più parti arrivano richieste di emendamenti per evitare una rarefazione del credito per le aziende minori

Rafforzare il patrimonio delle banche ed evitare crisi globali future: questo in estrema sintesi l’obiettivo dell’accordo di Basilea 3 approvato dal comitato di Basilea il 12 settembre 2010. L’accordo prevede un consolidamento del rapporto tra patrimonio di vigilanza rispetto al totale delle sue attività ponderate al rischio, in modo che una banca sia meno esposta a eventuali contraccolpi in caso di crisi.

Il rafforzamento dei requisiti patrimoniali sarà attuato attraverso:

• una ricomposizione dei requisiti patrimoniali verso gli strumenti di qualità più elevata, potenziando il Common Equity, composto da capitale più riserve;

• il mantenimento di un cuscinetto di capitale aggiuntivo, detto “buffer“, sopra i minimi pari al 2,5%, composto anch’esso di capitale di elevata qualità.

Il nuovo accordo prevede quindi che l’attuale requisito minimo per il patrimonio complessivo resti invariato all’8% in rapporto alle attività ponderate per il rischio, ma le banche che oggi stanziano il 2% come Common Equity nel regime Basilea 3 dovranno avere il 4,5% di questo capitale di alta qualità.

Inoltre passa dal 4% al 6% il requisito del patrimonio di base che include  altri strumenti di qualità rafforzata, cioè il “Tier 1“.

L’entrata in vigore del nuovo accordo sarà graduale: dal 1° gennaio 2013 per arrivare alla piena attuazione al 1° gennaio 2019. I nuovi requisiti saranno dunque a regime pienamente solo nel 2020 e gli strumenti non più computabili nel patrimonio saranno completamente esclusi solo a partire dal 2023.

La forte gradualità dell’applicazione delle norme è stata concepita per venire incontro alle richieste dei banchieri, dando loro il tempo per reperire le risorse con cui irrobustire i patrimoni degli istituti.

L’accordo, che deve essere ora recepito da una direttiva europea, dovrebbe essere emendato secondo la proposta presentata a Bruxelles a fine giugno scorso dalla delegazione di Abi, Confindustria, Alleanza delle cooperative e Rete Imprese Italia (commercianti e artigiani) al Commissario europeo per il mercato interno e i servizi, Michel Barnier.

La proposta prevede l’introduzione di un fattore correttivo del 76,19% nel calcolo dei risk weighted asset, cioè la ponderazione per il rischio delle singole voci attive della banca, che, senza alterare l’impianto generale dell’accordo, permetta di “sterilizzare” l’aumento dei requisiti patrimoniali a fronte di prestiti concessi alle PMI industriali.

In questo modo nel caso di prestiti alle Pmi, l’incremento di riserva patrimoniale avrebbe uno sconto del 24%. Il Commissario al Mercato Interno Michel Barnier ha presentato ieri la quarta ed ultima versione della Direttiva sui requisiti di capitale per ridurre al minimo gli effetti collaterali che Basilea 3 potrebbe avere sul sistema produttivo. L’Ue è stata «la prima ad attuare le raccomandazioni di Basilea 3» ha sottolineato Barnier, ribadendo che queste nuove regole sono «necessarie per mettere il sistema bancario al riparo da nuove crisi».

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