Pensioni: in arrivo una class action del Codacons

di Andrea Barbieri Carones

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In 18 anni, le pensioni hanno perso il 49,3% del loro potere d'acquisto. E il Codacons fa causa allo Stato. Intanto i baby pensionati...

Il Codacons, l’associazione di difesa dei consumatori e dell’ambiente, ha fatto partire una mega class action in favore dei pensionati e del potere d’acquisto delle loro pensioni, che in 18 anni è sceso del 49,3%. Come del resto è successo a gran parte dei lavoratori dipendenti di quasi tutti i livelli.

In una nota, il Codacons ha spiegato che questa azione legale collettiva punta a chiedere al governo “per tutti gli anziani pensionati, agevolazioni fiscali, sconti, servizi sociali e farmaci gratis”. Per aderire all’azione, proposta in base al Decreto Legislativo 198/2009, occorre collegarsi al sito www.codacons.it e seguire le istruzioni contenute.

I dati sono emblematici: i pensionati sono 16,8 milioni, di cui circa la metà percepisce un assegno che circa di 500 Euro al mese mentre una grande percentuale – circa 4 su 5 – non arriva alla fatidica soglia dei 1.000 Euro. L’obiettivo dell’associazione è quello di spingere il Governo a prendere provvedimenti in merito attraverso misure che possano migliorare questa situazione che rende la vita difficile a molti anziani.

Sulla materia è intervenuto anche il leader legista Umberto Bossi, che ha avanzato l’ipotesi di istituire delle “gabbie previdenziali, per poter ottenere in proporzione a quanto si paga”. Proprio il delicato tema delle pensioni ha spinto in piazza i sindacati, che nei giorni scorsi hanno lanciato slogan di protesta e hanno sottolineato che per far crescere le pensioni occorre prima far crescere il lavoro.

“Le pensioni italiane sono tra le più basse d’Europa e sono quelle sottoposte alla maggiore pressione fiscale. Senza cotnare che , dall’altro il costo della vita aumenta e con l’avvento dell’Euro il potere d’acquisto si è quasi dimezzato provocando danni enormi” ha detto il presidente Codacons, Carlo Rienzi”.

Il “malfunzionamento” del sistema pensionistico, comunque, è causato anche dal fatto che – per esempio – ci siano 531.752 baby pensionati, che costano allo Stato 9,45 miliardi di Euro ogni anno. “In pratica – ha calcolato Confartigianato – è come se ciascuno dei 24.658.000 lavoratori italiani pagasse per questo una tassa di 6.630 euro”.

In pratica si tratta di pensioni di vecchiata di anzianità concesse in maniera legale ma molto criticabile a lavoratori pubblici e privati andati in pensione con meno di 50 anni di età. In alcuni casi, questi super fortunati – o privilegiati – si sono ritirati dopo appena 14 anni, 6 mesi e 1 giorno di servizio cosa che rappresenta un duplice danno: minori entrate previdenziali per lo Stato e maggiori uscite per le pensioni.

Il 78,6% di queste baby pensioni è erogato dall’Inpdap, l’ente di previdenza del pubblico impiego,che registra 424.802 pensioanti (il 56,5% di sesso femminile) a persone con meno di 50 anni di età. Il restante 21,4% (106.960 unità) riguarda pensionati Inps che si sono ritirati prima del mezzo secolo di vita. Ma quello che salta all’occhio – e che incide particolarmente sulle finanze di tutti i cittadini – è che l’aspettativa di vita media di ciascun baby pensionato permette loro di ricevere un assegno mensile per la bellezza di 40,7 anni.

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