Facebook cerca 5 miliardi per pagare le tasse

di Andrea Barbieri Carones

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Facebook potrebbe dover pagare 5 miliardi di dollari in tasse allo stato della California per i profitti delle azioni nelle mani dei dipendenti.

Lo Stato della California si appresta a ricevere da Facebook circa 5 miliardi di dollari come tasse sulle stock option dei suoi dipendenti legate alla imminente quotazione alla Borsa di New York, che genererà profitti alle quote nelle mani dei dipendenti attualmente valutate in 23 miliardi di dollari.

Per il fondatore e proprietario di Facebook si tratta quasi di una cifra abbordabile, visto che i profitti (prima delle tasse) che si metterà in tasca Mark Zuckerberg supereranno i 45 miliardi di dollari, in base ai calcoli effettuati dal Financial Times sulla base del prezzo corrente di 45 dollari con cui le azioni vengono scambiate in questi giorni.

Quanto si metteranno in tasca i dipendenti – da cui deriverà la tassazione dello Stato della West Coast – dipenderà molto da come andrà lo sbarco a Wall Street in maggio. Intanto il governatore della California, il democratico Jerry Brown, attente di sapere di quanto potrà disporre in tasse per avviare un piano volto a costruire nuove scuole e rimodernare quelle attuali, oltre a tenerne aperte diverse a rischio chiusura a causa di precedenti tagli al budget.

Mentre Facebook si appresta a sbarcare in in Borsa e a “sovvenzionare” la California, prosegue la scalata di Google+ nel settore dei social network. E quando Larry Page fa le cose, le fa in grande: in soli 4 mesi dalla sua apertura, il nuovo punto di incontro virtuale ha già raggiunto i 90 milioni di utenti. Cosa che al più famoso (per ora) Facebook sono occorsi 4 anni. E questa continua e inarrestabile scalata del co-fondatore del motore di ricerca inizia a impensierire sia i concorrenti, sia le autorità di controllo di Europa e Stati Uniti, che temono che mr Page possa detenere un enorme volume di informazioni degli utilizzatori del web, utilizzandoli in modo lesivo della concorrenza e della privacy.

Addirittura, l’ex CEO di Google, Eric Schmidt, sta andando in giro per il mondo incontrando autorità di controllo, autorità antitrust e rappresentanti di governi o parlamenti per rassicurare sulle buone intenzioni dell’azienda di Mountain View che non intende ledere alcun diritto dei suoi utenti.