Lumberjack, le scarpe italiane vanno in Turchia

di Andrea Barbieri Carones

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L'azienda turca Zyilan acquista l'italiana Lumberjack attiva nella produzione di scarpe: la sede sarà a Milano ma il know how emigrerà a Istanbul.

L’azienda calzaturiera italiana Lumberjack è stata acquistata dal gruppo turco Ziylan, che punta a effettuare nuovi investimenti in Italia e ad allargarsi nel settore della moda uomo e donna. Per raggiugnere questo obiettivo, è stata creata una società italiana, la Brand Park, con il preciso compito di portare avanti le trattative con la famiglia Antonini, proprietaria del marchio veronese.

In seguito a questa transazione, il quartier generale dell’azienda è stato portato a Milano prima tappa di un piano di sviluppo “che prevede di raggiungere i 250 milioni di fatturato nel giro di 5 anni” come spiega Massimiliano Rossi, direttore generale di Brand Park.

Intanto, la società 3A Antonini – fino a oggi proprietaria del marchio Lumberjack – dovrebbe aver ciuso il 2011 con un fatturato di poco superiore ai 30 milioni di euro e un milione di scarpe vendute. Lumberjack, marchio creato negli anni Ottanta come sinonimo di scarpe confortevoli e resistenti, ha saputo affermarsi come brand di riferimento nel panorama della scarpa italiana di alta qualità. Anche se di proprietà turca, l’azienda sarà gestita interamente dai nuovi uffici di Milano, mantenendo quindi l’italianità sia del personale sia del know how: quest’ultimo, però, sarà portato in Turchia insieme ai brevetti e al design per aumentare la qualità degli altri prodotti fabbricati da Ziylian.

Nel 2010, 3A Antonini – cui fanno capo anche i marchi Alexander e Nicolette – ha avuto un fatturato di 40 milioni di euro, con un incremento del 12,7% rispetto all’anno precedente, con un ebitda di oltre 3 milioni e una posizione finanziaria netta di quasi 24,7 milioni.

Il gruppo Ziylan, invece, è uno dei principali distributori e produttori di calzature presenti in Turchia: creato negli anni Sessanta, commercializza oltre 2,5 milioni di paia di scarpe all’anno. La strategia aziendale della società turca, votata agli investimenti e alla crescita, sembra correre in parallelo con quello del Paese a cavallo tra Europa e Asia, che nel giro di 10 anni potrebbe diventare una delle prime 10 economie mondiali. Basti pensare che secondo un rapporto di Deloitte, negli ultimi anni le aziende turche si sono affacciate sui mercati internazionali, puntando verso l’acquisizione di società estere per un valore di 7,5 miliardi di dollari, con ben 26 operazioni effettuate nel solo 2011.