La riforma del lavoro non convince Confindustria

di Andrea Barbieri Carones

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La riforma del lavoro non convince il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi: la pressione fiscale è troppo alta e lo Stato deve tagliare.

La riforma del lavoro non convince del tutto Confindustria e il suo nuovo presidente Giorgio Squinzi, che ritiene che sia “meno utile alla competitività delle aziende e del Paese di quanto il legislatore avesse voluto”. Il neo inquilino di via dell’Astronomia ha infatti tracciato un profilo poco lusinghiero della legge per la quale il ministro Fornero e le parti sociali hanno dedicato incontri fiume e discussioni interminabili.

In occasione della sua prima relazione all’assemblea annuale dell’associazione degli industriali, il manager ritiene che questa sia “una riforma che modifica il sistema in più punti, ma non sempre in modo convincente”.

L’imputato numero 1 è la pressione fiscale che colpisce anche il costo del lavoro, che in certi casi è insostenibile per le imprese italiane, che sono pertanto costrette a ricorrere ad altre forme di contratto non sempre accettabili e non sempre in linea con la prassi. “I dati parlano chiaro – ha detto – visto che in Italia il fisco incide per il 68,5%, contro il 52,8% della Svezia, il 46,7% in Germania, il 37,3% nel Regno Unito. Da qui ne deriva che il Paese ha urgente bisogno di una riforma che inverta la rotta e che sia attuata con cura e attenzione, riducendo la pressione fiscale su imprese e lavoro”.

A tal proposito, Giorgio Squinzi inoltra una proposta arrivata dal settore industriale e dai manager delle grandi aziende: che i proventi derivanti dalla lotta all’evasione fiscale siano utilizzati per ridurre le tasse a chi le ha sempre pagate e a chi produce ricchezza per tutta l’Italia e che magari è colpito dalla crisi economica. “E tale crisi sta provocando una emorragia di posti di lavoro e sta facendo crescere il numero di imprese che falliscono. Proprio per questo, ritengo che i nuovi balzelli e le nuove tasse che stanno piovendo sul capo degli italiani siano controproducenti”.

Le alternative? Oltre a riformare la pubblica amministrazione e il fisco, occorre privatizzare, liberalizzare effettuare tagli veri alla spesa pubblica, “perché il Paese ha bisogno di basi solide per tornare a crescere”. L’amministratore unico di Mapei ha poi toccato il tema della gestione delle aziende, dicendosi fermamente contrario a qualsiasi forma di cogestione o codecisione che sia decisa dalla legge, visto che tra gli emendamenti approvati dal Senato c’è una norma che delega al governo la disciplina in materia.

Dal canto suo, il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha ribattuto dicendo che la riforma va vista nel suo insieme e non nei singoli pezzi: “Il governo non deve avere solo l’ottica delle imprese ma deve guardare alla riforma sotto un aspetto imparziale” ha detto. “Se ci si sforza di metterla insieme si capisce che questa riforma mira a incrementare la produttività del lavoro, che è il primo elemento per la crescita delle aziende e del Paese”.