Mariella Burani, arriva istanza di fallimento

di Andrea Barbieri Carones

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Il Tribunale di Reggio Emilia ha presentato istanza di fallimento alla casa di moda Mariella Burani, dopo 2 anni in amministrazione straordinaria.

I giudici del Tribunale fallimentare di Reggio Emilia hanno depositato l’istanza di fallimento per Mariella Burani fashion group, azienda reggiana di moda quotata alla Borsa di Milano fin dal luglio 2000 e in amministrazione straordinaria da febbraio 2010.

Nella giornata di ieri, i giudici hanno quindi messo fine a un’avventura aziendale iniziata nel lontano 1960 e culminata a inizio anni ’80 quando il marchio emiliano inizia a esportare sui mercati stranieri diventando allo stesso tempo licenziataria per il marchio Gai Mattiolo e Calvin Klein collezione donna. Con questa sentenza, però, si mette la parola fine anche a tutti i tentativi di vendere gli asset ancora rimasti all’interno dell’azienda come lo stabilimento produttivo, il brand, gli showroom e il magazzino.

Per questo motivo, i commissari straordinari nominati 2 anni fa – Francesco Ruscigno, Rossella Strippoli e Carmen Regina Silvestri – siano insorti sostenendo che sulla vendita “c’erano trattative avanzatissime in corso”. Per questo motivo, hanno comunicato di voler fare reclamo in Appello.

Secondo i giudici fallimentari, nei 2 anni di gestione commissariale non non sono mai state redatte le dovute relazioni periodiche trimestrali sull’andamento della procedura straordinaria e non è mai stata portata a termine nessuna trattativa di vendita di tali asset, per fare cassa e cercare di ripagare i 450 milioni di euro dovuti ai creditori. Nel corso del 2009, l’ultimo anno di attività “normale” della Mariella Burani, l’azienda aveva accumulato una perdita di 71 milioni e l’impossibilità di pagare gli stipendi ai 168 dipendenti, che da allora sono finiti in cassa integrazione.

La vendita degli asset sarebbe potuta avvenire già nel corso del 2011, quando si è iniziato a rinviare la procedura, culminata nel gennaio 2012 con la pubblicazione di un bando di gara tramite il quale non si sono vista offerte vincolanti, salvo qualche manifestazione di interesse, l’ultima delle quali è quella di un imprenditore del nord Italia con il quale – stando alle parole dei 3 commissari – si stava trattando e che sarebbe stato sul punto di formalizzare un’offerta vincolante, quando è giunta la notizia dell’istanza di fallimento.

Sul piede di guerra anche i sindacati, che hanno organizzato un’assemblea con i dipendenti. Intanto, e ancora per poco, l’azienda continua a produrre e a vendere.

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