Istat: disoccupazione giovanile +7,8% in 4 anni

di Teresa Barone

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Cresce il tasso di disoccupazione giovanile in Italia, soprattutto tra gli uomini e gli stranieri: sempre più numerosi i giovani Neet.

La crisi economica e le difficoltà legate alla ricerca di lavoro colpiscono soprattutto le fasce di età più giovani, con pesanti conseguenze per l’occupazione nella penisola: secondo le stime dell’Istat relative al lasso di tempo tra il 2008 e il 2011, la disoccupazione giovanile è cresciuta del 7,8%, passando dal 21,3% al 29,1% in soli quattro anni.

Sono sempre di più i giovani senza lavoro di età compresa tra i 15 e i 24 anni, ma il rapporto Istat 2012 mette in evidenza anche un forte incremento dei Neet, gli under ventiquattrenni che non solo non hanno un impiego ma neanche lo cercano, una categoria che ha raggiunto una percentuale pari al 22,7%, di 3,4 superiore a quella stimata nel 2008.

I report dell’Istat informano anche riguardo una preoccupante diffusione del part-time involontario, imposto dalle aziende che non riescono a sostenere le spese che un contratto full-time comporta. Anche il tasso di inattività nella fascia di età compresa tra i 15 e i 64 anni è cresciuto dello 0,8%, mentre il tasso di disoccupazione di lunga durata – che supera i 12 mesi continuativi – è salito al 4,3%.

Analizzando le differenze tra i due sessi, inoltre, si nota come la percentuale degli uomini inattivi sia aumentata maggiormente rispetto a quella femminile, passando dal 25,6% al 26,9%, mentre per quanto concerne i dati sulle donne si è registrata solo una lieve flessione tra il 48,4% del 2008 e il 48,5% del 2011. Dando uno sguardo alle cifre rosa, tuttavia, si percepisce come sia diminuito il numero di donne occupate con figli, mentre cresce la percentuale di lavoratrici senza prole. Un ultimo dato di rilievo riguarda l’occupazione tra gli stranieri, che ha subito un calo passando dal 67,1% del 2008 al 62,3% del 2011, con una riduzione pari al 4,8%.

A essere caratterizzati da cifre in negativo sono anche le percentuali che riguardano la stabilizzazione dei lavoratori nella penisola, infatti le trasformazioni dei contratti atipici in forme contrattuali standard hanno subito un calo di 5,8 punti, scendendo dal 29,2% al 23,4%.