Nel 2011, stabili gli stipendi dei manager

di Andrea Barbieri Carones

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Mentre in Italia gli stipendi dei manager sono mediamente stabili, a livello pubblico il governo punta a tagliare il numero di dirigenti in organico.

Mentre il governo punta a riformare le retribuzioni dei manager di Stato, con tagli degli emolumenti e sforbiciate sul loro organico, a livello di aziende private negli ultimi 12 mesi gli stipendi medi dei dirigenti sono rimasti sostanzialmente invariati, anche se con alcune variazioni in più o in meno in base al settore economico di appartenenza. A dirlo è il quotidiano Repubblica riprendendo uno studio della OD&M Consulting, azienda specializzata nei servizi di consulenza direzionale per la valorizzazione delle risorse umane e nelle indagini nel campo delle retribuzioni.

Nonostante la crisi, nel settore della ricerca e dello sviluppo, per esempio, nel 2011 i manager hanno visto un aumento dello 0,7% dei soldi in busta paga. Visto che la retribuzione media in questo comparto si aggira sui 93mila euro lordi annui, si tratta di un guadagno di circa 650 euro in più. Peggio è comunque andata ai loro colleghi della logistica, i cui emolumenti di fine anno hanno toccato i 96mila euro con un calo del 3% rispetto al 2010, segno tangibile di una difficoltà economica che, invece, non riguarda il settore delle vendite e del commerciale, composto da professionisti che giocano un ruolo chiave nella crescita del’impresa di cui fanno parte e, in molti casi, ultima speranza verso la recessione: nel 2011, gli stipendi medi hanno raggiungo i 105mila euro lordi annui, contro i 104mila delle risorse umane e dei 102mila di finanza e controllo.

Ritornando alla pubblica amministrazione e ai dirigenti, il ministro Filippo Patroni Griffi ribadisce l’intenzione di proseguire nella spending review tagliando la spesa sugli emolumenti dei manager pubblici con maggiore anzianità di servizio: una delle norme allo studio prevede infatti che dopo aver compiuto i 40 anni di lavoro, possano essere messi in una sorta di “cassa integrazione ad hoc” dove possano percepire l’80% dello stipendio fino a che raggiungano i requisiti per andare in pensione.

A questa misura si aggiunge quella che prevede una riduzione del 20% dei dirigenti di Palazzo Chigi e del 10% del personale assunto al ministero dell’Economia. Ma la misura, che riceve il plauso di molte categorie di cittadini, nasconde un elemento fondamentale: i tagli annunciati toccheranno le piante organiche, non il personale in servizio. Questo vuol dire che questa categoria non sarà diminuita, visto che che gran parte dei top manager in forza all’Esecutivo sono in organico ad altre amministrazioni e quindi, de facto, non possono essere lasciati a casa.

Anche in altre proposte del governo sono prevsiti tagli ai dipendenti di alto livello di inquadramento, che saranno discusse nella giornata di oggi nel ministero della Pa e in quello dell’Economia. Anche in questo caso, però, ci sono tagli del 5% del numero di manager in organico quindi non si riferiscono al numero dei dipendenti in servizio.

 

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