Arena in perdita chiede concordato preventivo

di Teresa Barone

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Arena sceglie la strada del concordato preventivo allontanando l?ipotesi di liquidazione e fallimento: fatturato in calo nel primo trimestre 2012.

Il CdA di Arena, la nota azienda alimentare, ha approvato il ricorso al concordato preventivo al fine di trovare un accordo con i creditori e, soprattutto, evitare il fallimento. Lo annuncia la stessa società in una nota che precede di poche ore l’udienza relativa ai ricorsi per le richieste di fallimento di alcune controllate del gruppo – nel dettaglio Arena Alimentari Freschi e Codisal – e  fissata per il 21 giungo.

Il concordato preventivo richiesto dall’azienda si è reso necessario al fine di pianificare il riavvio dell’attività commerciale e gestire i rapporti con i creditori sociali. In un comunicato ufficiale diffuso dal gruppo, infatti, si legge che la proposta che ha ricevuto il consenso del consiglio di amministrazione “Mira ad assicurare la continuità della gestione aziendale“.

La procedura del concordato preventivo rappresenta una valida strategia per allontanare l’ipotesi del fallimento e della liquidazione, tenendo conto soprattutto del resoconto intermedio di gestione dall’inizio dell’anno fino alla fine di marzo 2012, che ha segnato ricavi nettamente inferiori rispetto allo stesso periodo del 2011, un ebtida negativo per 1,038 milioni di euro e uno scoperto complessivo che corrisponde a 2,682 milioni di euro. A compromettere ancora di più la criticità di Arena è stata anche la rottura con Solagrital e la conseguente interruzione delle forniture.

Gli amministratori del gruppo hanno focalizzato l’attenzione sui vantaggi della procedura: “Se completato con successo, il concordato in continuità consentirà di gestire il debito e preserverà l’avviamento societario, tutelando tutti gli stakeholder nell’ottica di massimizzazione del ritorno economico dei creditori rispetto all’alternativa della liquidazione o del fallimento“.

Il concordato si basa, nel dettaglio, su un aumento di capitale fino a un plafond compreso tra un minimo di 25 milioni di euro e un massimo di 50 milioni di euro, e sembra avvicinarsi anche l’ipotesi che alcuni marchi di proprietà del gruppo possano essere rilevati da un investitore esterno.

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