Lavoro, Istat: stipendi fermi a maggio, ma in crescita annua

di Teresa Barone

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L?analisi dei report Istat sulle retribuzioni nella penisola: stipendi fermi a maggio, con lievi aumenti su base annua e solo nel settore privato.

L’Istat ha tracciato il consueto resoconto sull’andamento delle retribuzioni in Italia, questa volta per quanto concerne il mese di maggio: le cifre segnalano una situazione pressoché invariata rispetto al mese di aprile, con gli stipendi che tuttavia mostrano un incremento pari all’1,4% tenendo conto dello stesso periodo del 2011.

L’Istat prende come riferimento le retribuzioni contrattuali orarie, constatando come gli stipendi non abbiano subito variazioni sensibili da aprile a maggio mantenendosi, invece, sullo stesso livello. L’incremento su base annua, sebbene lieve, rappresenta comunque un dato positivo soprattutto se inserito all’interno del quadro generale sull’occupazione nella penisola, tutt’altro che roseo. A crescere, nel dettaglio, è la media dei compensi dei lavoratori italiani nel lasso di tempo complessivo da gennaio a maggio 2012.

La variazione in positivo delle retribuzioni riguarda tuttavia solo il settore privato, mentre per i dipendenti della pubblica amministrazione le modifiche sono state praticamente nulle. È sempre l’Istat a illustrare nel dettaglio i dati relativi ai principali settori produttivi: gli incrementi dei salari hanno caratterizzato prevalentemente l’area tessile, l’abbigliamento e la lavorazione del pellame, con un aumento pari al 2,9%. Non va male anche per le aziende chimiche e delle telecomunicazioni, nelle quali le retribuzioni sono cresciute del 2,7%, un punto in più rispetto a quanto riscontrato nel settore dell’energia e dell’estrazione dei minerali.

L’agricoltura, così come le imprese alimentari e, come detto sopra, gli enti statali, non hanno mostrato segnali positivi di crescita dal punto di vista salariale, mentre un dato interessante da segnalare è la ratifica del contratto a favore dei dipendenti delle imprese private specializzate nello smaltimento dei rifiuti.

Per quanto riguarda i contratti collettivi nazionali, inoltre, secondo le cifre Istat coinvolgono il 71% dei lavoratori dipendenti e concernono il 67,2% del totale delle retribuzioni. C’è tuttavia un buon 29% di lavoratori in attesa di rinnovo contrattuale, il 7,6% sono nel settore privato. I dati elaborati dall’istituto di ricerca informano anche sulla media di attesa per il rinnovo dei contratti scaduti, pari a 30,3 mesi complessivi, con un incremento fino a 35,6 mesi nel privato.

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